YAYA E LENNIE

THE WALKING LIBERTY

In sala solo il 04-05-06-07 NOVEMBRE 2021

Un inno alla natura e alla libertà in una grande storia di amicizia che riuscirà a salvare il mondo.

Qualcosa è successo al nostro pianeta, che ora è coperto di giungle rigogliose ed è pieno di insidie, ma anche di libertà. Gli umani si arrangiano come possono, e tra loro ci sono Yaya e Lennie, inseparabili amici che si prendono cura l’uno dell’altra e cercano di arrivare alla mirabolante “terra della musica”. Sul loro cammino, oltre ai pericoli naturali, c’è la minaccia dell’Istituzione, simbolo dell’ordine perduto i cui militari pattugliano la giungla in cerca di fuggiaschi da riportare alla base.

Al terzo lungometraggio dopo L’arte della felicità e Gatta cenerentola, il regista Alessandro Rak si conferma una voce di primo piano nel panorama dell’animazione italiana.

Con Yaya e Lennie firma un bel racconto d’avventura dal messaggio ambientalista, ribelle e scanzonato, ottimamente realizzato dal punto di vista tecnico (a cura della squadra di Mad Entertainment) e in grado di raggiungere le platee più ampie pur mantenendo un gusto recitativo piacevolmente italiano.

Una volta superato lo spaesamento di un mondo che risponde alle classiche leggi del genere post-apocalittico globale – la natura selvaggia che si è ripresa il pianeta, l’umanità organizzata in gruppi e tribù, la malvagia organizzazione proto-fascista, eccetera – eppure conserva un certo spirito partenopeo nei suoi personaggi, è facile abbandonarsi alla ricchezza della modellazione 3D e al rapporto tra i due protagonisti. Yaya (la giovane Fabiola Balestriere) è piccolina ma è un concentrato di volontà e determinazione, mentre Lennie (Ciro Priello dei The Jackal) è grosso e potente seppur non prontissimo con la testa. La narrazione in voice over di Lina Sastri li lancia verso imprese mitiche, ma i loro piani non vanno mai come dovrebbero.

Il sottotesto anti-autoritario, che inneggia alla libertà individuale contro le storture della società (quella già disintegrata del film e la nostra ancora in piedi), rimane sempre piuttosto acerbo e troppo generico, come è normale che sia per una storia che cerca di elevarsi al di sopra delle specificità culturali. Meglio allora quando Rak abbraccia pienamente il puro divertissement comico-cinetico, ubriacando lo spettatore del verde dei paesaggi e lasciando campo a un buon gruppo di attori. Oltre a Sastri e al sempre pregevole Tommaso Ragno, la parte del leone la fa un Francesco Pannofino nei panni del rivoluzionario argentino (con tanto di “D10S” tatuato sul braccio), che ci ricorda di quanto profondo sia il suo talento vocale e interpretativo, purtroppo negli ultimi anni un po’ trascurato per l’insistenza sull’effetto-Boris

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