COCAINE – LA VERA STORIA DI WHITE BOY RICK

Giovedì 7 marzo 2019, ore 21.00

Versione in lingua originale con sottotitoli in italiano
Ingresso a tariffa intera € 5,00
 

 
Detroit, 1984: l’adolescente Rick vive con il padre, un piccolo trafficante di armi che sogna di aprire una videoteca, da quando la madre e la sorella maggiore se ne sono andate di casa. Vendendo armi a basso prezzo, Rick si guadagna il rispetto delle bande di criminali del quartiere e, in un mondo composto unicamente di neri, diventa per tutti “White Boy Rick”. Ricattato dall’FBI, che avrebbe le prove per incriminare il padre, Rick accetta suo malgrado di fare l’informatore e contribuisce a smantellare una rete di spacciatori e poliziotti corrotti che arriva fino all’ufficio del sindaco. Quando però comincia a spacciare per conto proprio viene arrestato e condannato all’ergastolo, nonostante la giovane età e il lavoro svolto fino a quel momento per le autorità.

La vera storia di Richard Wershe Jr, «White Boy Rick», il più giovane informatore nella storia dell’FBI e il detenuto non-violento con il maggior numero di anni di reclusione nello stato del Michigan.

Dalle strade buie di Belfast del suo primo film, il tesissimo thriller ’71, ambientato durante i troubles in Irlanda del Nord, Yann Damage ha scelto di approdare per il suo debutto a Hollywood alle vie altrettanto desolate della Detroit anni 80. Uno scenario urbano anch’esso vicino a un clima da guerra civile, segnato dalla devastazione economica e sociale dell’era reaganiana e dalla diffusione incontrollata della cocaina.

Per il regista e gli sceneggiatori Andy Weiss e Logan e Noah Miller, la vicenda di Rick Wershe Jr è emblematica di un’epoca da ricostruire senza alcun cedimento alla malinconia, con uno stile secco e nervoso che riflette lo stato di tensione e abbandono e denunciando la corruzione di una guerra alla droga condotta soprattutto come guerra alla povertà.

Incastrato in un gioco più grande dei suoi quindici anni, Rick è un eroe negativo suo malgrado, un outsider che sogna un futuro di benessere e finisce per diventare un capro espiatorio. L’esordiente Richie Merritt offre al personaggio il volto segnato eppure imberbe di un figlio tradito, con la figura del padre frustrato e sognatore (un Matthew McConaughey in costante overacting) che ne soffoca gli istinti libertari e al tempo stesso ne protegge l’impossibile innocenza.

Condannato al carcere a vita per il possesso di 8 chili di cocaina (all’epoca in Michigan bastavano 650 grammi per avere la stessa condanna), White Boy Rick è una vittima destinata a restare adolescente per sempre; un ragazzo che diventerà uomo in prigione e per questo resterà imprigionato nel soprannome che da subito ha definito la sua identità.

Il film segue cronologicamente la sua parabola, dal 1984 al 1987 (con una didascalia finale che informa come Wershe abbia ottenuto nel 2017 la libertà provvisoria), concentrandosi con attenzione sui legami che Rick instaura con la sua famiglia (di cui fa parte anche il nonno interpretato da Bruce Dern), ma evitando a scapito della comprensione del quadro generale di approfondire la rete di interessi del sottobosco politico e criminale di Detroit.

Limitandosi a illustrare il destino del protagonista secondo un realismo determinista tipicamente americano (prima ancora che Scorsese, White Boy Rick ricorda classici della letteratura d’inizio 900 come Theodore Dreiser o Frank Norris), Damage finisce così per togliere tensione al racconto, rinunciando alla componente di genere di ’71 e trovando di contro una narrazione troppo spersonalizzata per essere autenticamente tragica.

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