Da lunedì 26 a mercoledì 28 ottobre

 
All’età di 55 anni Alessandro Rossellini, nipote di Roberto, decide di incontrare tutti i componenti della famiglia per comprendere se anche loro siano affetti da una malattia che lui definisce come ‘rossellinite’. È cioè convinto che l’ingombrante figura del nonno, sia sul piano professionale sia su quello privato, abbia finito con il condizionare l’esistenza dei suoi consanguinei nonché di coloro che con essi hanno avuto legami affettivi, a partire da sua madre, la ballerina afroamericana Katharine Brown.
Il regista di capolavori come Roma città aperta e Germania anno zero viene sottoposto ad un non compiacente esame che prende le mosse da commenti non proprio concilianti sulle immagini della sua cerimonia funebre in cui compare un Alessandro ragazzino.
L’arduo compito che il regista/nipote si impone è quello di far parlare tutti, a partire da suo padre Renzo, di quel nonno così abile nel portare l’umanità sullo schermo ma meno versatile nella disponibilità nei confronti di chi gli stava vicino.
Il nipote ritiene che questo abbia pesato sulla sua stessa esistenza in cui la tossicodipendenza ha avuto in passato un ruolo non indifferente. Cerca, con le sue domande e con la sua sincera voglia di scavare a fondo, la verità, senza però tentare rivalse postume. Prova così a far emergere il mai detto dalle zie Ingrid ed Isabella così come dall’ormai eremitico zio Robertino e non solo da loro. Con alcuni ottiene risultati maggiori che con altri. Non si tratta comunque mai di gossip che assurge alla dignità di documentario ma di un bisogno autentico di andare oltre l’immagine, ormai apparentemente non scalfibile, del padre del neorealismo, non per sminuirne l’importanza ma per approfondirne la complessità.

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Spettacoli

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