THE MATRIX RESURRECTIONS (O.V.)

Versione in lingua originale con sottotitoli in italiano

In sala solo il 06 GENNAIO 2022

Diretto dalla regista visionaria Lana Wachowski, il nuovo film riunisce nuovamente le star Keanu Reeves e Carrie-Anne Moss negli iconici ruoli di Neo e Trinity.

All’interno di una simulazione realizzata perché un programma impari da se stesso, l’hacker Bugs osserva un rifacimento della fuga di Trinity dalla polizia e dagli agenti dopo una telefonata. Quindi finisce inseguita a sua volta, ma uno degli agenti è in realtà un nuovo Morpheus, programmato come tale da Thomas Anderson ma che ha assunto vita propria. Thomas è l’autore della trilogia videoludica di grande successo di “Matrix” e ora gli viene chiesto dalla compagnia per cui lavora, ossia la Warner Bros, di realizzare un nuovo capitolo e di trovare un’idea tanto buona quanto il “bullet time”. Il suo solo vero interesse però è Tiffany, che vede spesso nel bar sotto l’ufficio, dove lei si serve insieme ai tre figli e al marito. Tiffany somiglia moltissimo alla Trinity del suo videogame, ma la loro sembra una storia d’amore impossibile finché… Morpheus non appare a Thomas offrendogli una pillola rossa.

Postmoderno, autoriflessivo e metanarrativo, Matrix Resurrections vuole disperatamente la botte piena e la moglie ubriaca: ossia incassare come un sequel basato sulla nostalgia ma al tempo stesso criticare i sequel basati sulla nostalgia.

Se incasserà rimane da vedere, di certo però non riesce ad apportare un granché di nuovo alla trilogia originale, a parte per il giochino – tirato troppo per le lunghe – del parodiare l’ossessione hollywoodiana per i sequel. Una satira facile che si rivela in ultima analisi disonesta, perché Matrix Resurrections non solo non trova qualcosa di analogo al bullet time, ma non riesce neppure lontanamente a ripetere la qualità delle scene d’azione dei capitoli precedenti.

Il kung fu, in cui per altro attori come Jessica Henwick e ovviamente Keanu Reeves sono ben preparati, è girato in modo tutt’altro che plastico, con molti tagli e una gran confusione nelle scene d’azione. Il combattimento di gruppo con il Merovingio e i suoi è in questo senso il punto più malamente pasticciato del film. Chissà che quello davvero bravo nell’azione dei due fratelli – ora sorelle – fosse Andy – ora Lilly – che a questo film non ha partecipato, lasciando il timone della regia alla sola Lana – che prima della transizione era nota come Larry.

Il primo atto ci presenta un Thomas che non ricorda di essere l’eletto Neo – e neppure la propria morte – e si rivolge alle cure dell’Analista, uno psicologo con occhiali dalla montatura molto molto blu, proprio come le pillole che prescrive a Thomas. È palesemente lui l’antagonista di questa storia, ma si tratta di un villain assai più debole del vecchio agente Smith, che per altro qui ritorna con il volto di Jonathan Groff (così come Morpheus, che ora è un programma, ha le fattezze di Yahya Abdul-Mateen II e non più di Laurence Fishburne).

Il film presenta spesso il rifiuto di una logica binaria e non a caso il casting strizza molto gli occhi al pubblico queer, con diversi attori che arrivano da Sense8, con Neil Patrick Harris nei panni dell’Analista e con Groff che praticamente fa il verso al suo ruolo più famoso dopo Hamilton, quello nella serie gay Looking, dov’era un programmatore di videogame a San Francisco e qui è dirigente di una software house nella stessa città. Non basta però esplicitare la queerness – che in fondo Matrix ha sempre lasciato trasparire, a partire dai vestiti al limite del fetish – per dare una ragion d’essere a questa operazione.

Si rivela poi un vero e proprio boomerang l’inesausto didascalismo, con personaggi che continuamente si spiegano cose. Se già i sequel precedenti franavano spesso nei numerosi e verbosi “spiegoni”, qui tutto il film ha questo tono e persino durante le scene d’azione c’è chi le osserva e le spiega. L’esito è esasperante al punto da far sembrare Tenet o Inception come una passeggiata.

La cosa più interessante del nuovo capitolo sarebbe quindi la centralità della storia d’amore tra Neo e Trinity, che nella trilogia originale era quasi data per scontata anche se aveva svolte drammatiche, e qui invece ha una sua tenerezza, amplificata dall’umanità di attori che hanno una bellezza più matura, segnata dal tempo e non più impeccabile.

Purtroppo questa storia, nonostante una sorta di ribaltamento finale di ruoli, trascura enormemente il personaggio di Trinity/Tiffany e rimane invece sulla più risaputa figura di Neo, con la sua ben nota dinamica di Eletto da risvegliare. È infatti esattamente questa la motivazione di vari nuovi personaggi del film, nessuno dei quali ha però il carisma del Morpheus originario.

Riassumendo: il villain è piuttosto evanescente, i nuovi eroi rimangono all’ombra dei vecchi e l’azione è caotica e schiacciata dall’inarrestabile flusso di parole. Non ha insomma funzionato quasi nulla e non basta un po’ di autoironia a far digerire due lunghissime ore di parlata pseudo-tecnica (technobabble dicono gli inglesi) e dialoghi sopra le righe.

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