THE LAST DUEL

Versione in lingua originale con sottotitoli in italiano

In sala solo il 14 OTTOBRE 2021

Una storia di tradimento e vendetta ambientata nella brutalità della Francia del XIV secolo.

Jean de Carrouges e Jacques Le Gris sono eterni rivali. Scudieri normanni con alterne fortune, affrontano la vita come il campo di battaglia. Jean de Carrouges crede nella spada e nell’onore, Jacques Le Gris nell’astuzia e nella fedeltà a chi fa i suoi interessi. Se il primo è abile sul campo, il secondo è scaltro a corte dove si guadagna la simpatia e la protezione di Pierre d’Alençon, conte e cugino del re Carlo VI. Ma più della competizione per i feudi può la bellezza di Marguerite de Thibouville. Sposa con dote di de Carrouges, Marguerite diventa l’ossessione di Le Gris, che approfitta dell’assenza del rivale per rivelarle tutta la meschinità dei suoi sentimenti. Jacques abusa di Marguerite, che lo confessa al marito, che invoca il duello giudiziario. Nella giostra medioevale, due cavalieri si confronteranno, rimettendosi al giudizio di dio. A quello degli uomini si rimette invece il destino di Marguerite: se il marito perisse nel duello armato, lei verrà bruciata viva e spergiura.

Quarantaquattro anni separano i rivali di I duellanti da quelli di The Last Duel. Ieri come oggi Ridley Scott non dissimula il carattere insensato del duello. Niente è più vano e sciocco. Come dargli torto guardando due ufficiali napoleonici provocarsi per quindici anni e scagliarsi ogni dannata volta l’uno contro l’altro, spada, sciabola o pistola alla mano. Non sono meno assurdi gli scudieri medievali di The Last Duel.

In un caso come nell’altro è proprio l’assurdità a muovere il film, l’offeso attacca per i litigi più banali, il colpevole ribatte le provocazioni del suo avversario. Tra i duellanti si instaura un meccanismo di odio che nessuno può arrestare. L’onore diventa per loro una pietra di Sisifo spinta lungo il crinale di drammi storici che Ridley Scott racconta senza digressioni o complessi, ignorando (o quasi) i campi di battaglia, trascurando la psicologia dei personaggi e seguendo la loro ossessione.

Tuttavia qualcosa è cambiato, nel mondo, nel cinema che lo racconta e nel film di Scott che lo ridefinisce ridefinendo il genere cappa e spada. Sprofondato nell’oscurantismo medievale, The Last Duel non ha l’eleganza cavalleresca che si adatta perfettamente al soggetto de I duellanti, non ha nemmeno la lucentezza delle lame d’acciaio che gli ufficiali di Napoleone usano e abusano.

L’ultimo film di Ridley Scott è opaco, un terreno limoso come i tempi in cui le leggi e la violenza degli uomini si abbattevano sulle donne e picchiavano forte. Più forte. Dimenticate l’eroe di nobile fattura che fu Russell Crowe nel GladiatoreThe Last Duel è un film di cavalieri senza ‘cavalieri’. È una storia di altri tempi ma in risonanza coi nostri. Scott fa cadere gli scudi e dietro c’è soltanto la vanità degli uomini che giocano a carte con Dio e con la vita di una donna.

Adattamento del romanzo storico di Eric Jager, The Last Duel è la storia vera di Jean de Carrouges e Jacques Le Gris, scudieri del ‘re folle’, che si affrontarono in duello a Parigi il 29 dicembre del 1386. Si sfidarono in un duello fortemente ritualizzato, lo chiamavano il “giudizio di Dio”, che avrebbe dovuto ‘ristabilire’ la verità sull’affaire de Courrages – Le Gris. Ma in The Last Duel non è mai questione di armi e di uomini, il senso è altrove e negli occhi della protagonista, che in anticipo su Thelma & Louise ‘fa giustizia’ del suo violatore. Una giustizia indiretta perché il destino delle donne nel Medioevo passava per gli uomini e per i loro capricci. Non ha altri mezzi Marguerite de Thibouville che muovere il braccio del consorte contro un vanesio scudiero, che legge e fa di conto ma ha fatto male i suoi conti. Marguerite non ci sta e chiede soddisfazione al marito che la chiede a sua volta a Le Gris.

Il finale non è troppo lontano dal circo di Commodo, l’imperatore usurpatore e pazzo de Il Gladiatore, ma al centro dell’arena questa volta c’è una donna e la sua versione della storia. C’è un duello giudiziario, ‘utile’ a stabilire chi avesse ragione o torto. Ne I duellanti la sfida è di altra natura. Il duello cambia pelle nel Rinascimento e si fa una questione di ‘punto d’onore’: offendi qualcuno, rifiuti di scusarti e lui ti sfida a duello. Ridley Scott fa al solito un’insalata russa della storia, concentrandosi soprattutto sulla sua magnifica eroina, che rigetta le norme del patriarcato e parte come Thelma e Louise alla conquista dell’Ovest. Del suo Ovest, quel giardino dove adesso può guardare crescere suo figlio. Ma essere una donna libera non è facile nel passato prossimo di due casalinghe, figuriamoci in quello remoto di una milady del XIV secolo. Marguerite de Thibouville, in anticipo sui tempi, mostra la strada a tutte le eroine a venire, Scott, da par suo, mostra il rovescio del cavaliere.

The Last Duel apre su una vestizione ma lavora alla ‘messa a nudo’ della figura cavalleresca. Nessuno uomo si salva, nessuno uomo ha il beau rôle, nemmeno il consorte di Matt Damon, che si installa comodamente nella massa fisica del suo personaggio ottuso e orgoglioso, voltando risolutamente le spalle al suo passato di ‘ragazzo gentile’. I ‘guerrieri’ che fecero l’impresa di Scott, quelli nell’arena (Il GladiatoreRobin Hood) e quelli sulle strade metropolitane (American Gangster), hanno perso il comune senso della morale, hanno perso soprattutto quell’integrità, quell’energia, quella malinconia e quell’ossessione unica: sacrificare tutto alla loro ricerca.

Mai così nero, il cavaliere per Ridley Scott ha oggi il volto di Adam Driver, presenza fisica unica che ha costretto il cinema ad adattarsi alla sua personalità e alla sua plasticità rara. La spigolosità del suo volto offre uno straordinario profilo di rapace. Nell’armatura di Le Gris è magnifico, gioca coi limiti, inquietando e destabilizzando con parsimonia, in brevi momenti di violenza, per il resto del tempo interpreta il suddito ideale al fianco di un Ben Affleck ossigenato. Diviso in tre capitoli, quante sono le versioni che il regista filma e ri-filma con percettibili slittamenti di sguardi e intenzioni, The Last Duel orchestra battaglie (militari e sociali) e conferma Ridley Scott re della grand art dei fuochi d’artificio. In sella tra spirito didattico e divertissement, l’autore nutre la dimensione politica e storica del suo intrigo furioso.

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