The Front Runner – Il Vizio del Potere

Giovedì 28 febbraio, ore 21.00

Versione in lingua originale con sottotitoli in italiano

Ingresso a tariffa intera € 5,00

 

 

Gary Hart, senatore democratico del Colorado, è in piena corsa presidenziale. Favorito dai sondaggi e da un entourage efficientissimo, conduce una vita al riparo dai media che non vedono l’ora di affondare la penna nella sua vita privata. Ma Hart, abile oratore, rimanda al mittente e rilancia esponendo il suo programma politico. Marito e padre, niente sembra contare per lui più del suo lavoro e della sua famiglia. Poi il “Miami Herald” pubblica un articolo e la sua ascesa si interrompe bruscamente. Accusato di avere una relazione extraconiugale con Donna Rice, dovrà rispondere alla consorte e agli elettori dell’attacco e delle foto che lo inchiodano.

L’intrigo di The Front Runner – Il vizio del potere, l’impatto mediatico di uno scandalo sessuale sulla carriera di un politico, non è originale ma ha il merito di rammentarci un’epoca in cui la trasgressione a una norma offendeva la coscienza, scioccava l’opinione pubblica e fotteva la corsa del senatore di turno.

Un periodo in cui il ‘carattere’ di un leader (ancora) contava. La storia di Gary Hart, candidato del partito democratico alle presidenziali del 1988 liquidato in una notte per adulterio, fece molto scalpore a suo tempo ma è stata rimpiazzata negli anni e nell’immaginario collettivo da episodi della stessa natura. Ironia della sorte, i bersagli successivi hanno retto il colpo e conservato il posto. Bill Clinton non è forse sopravvissuto dieci anni dopo allo scandalo Lewinsky? Donald Trump non è il presidente degli Stati Uniti? Frank Underwood non è il presidente (finzionale) il cui successo è direttamente proporzionale alle sue nefandezze?

Political drama di Jason Reitman, The Front Runner sigla la fine di una carriera e racconta l’inizio di una tendenza giornalistica: pensare e trattare i politici come star hollywoodiane. Il caso Gary Hart è il debutto della politica tabloid che non fa più nessuna distinzione tra la vita pubblica e quella privata dei candidati. Dopo Il caso Spotlight e The Post, elegie di quella che fu l’età d’oro del giornalismo, The Front Runner spariglia le carte e richiama la stampa alle sue responsabilità.

Lontani dalle inchieste eroiche e dagli ideali di trasparenza del Boston Globe (Il caso Spotlight) e del Washington Post (The Post), che esce con biasimo dal film di Reitman, gli ‘articoli’ del “Miami Herald” ai danni di Gary Hart convertono i guardiani della democrazia in sciacalli cinici. Nascosti dietro i cespugli, i mercenari dello scandalo spostano per sempre l’attenzione del pubblico dalle questioni importanti, condannando a morte la privacy e la giustizia civica di cui furono il tribunale nobile.

Storia vera, basata sul libro di Matt Bai (“All the Truth Is Out”) e sceneggiata da Matt Bai, Jason Reitman e Jay Carson, The Front Runner si domanda se l’adulterio del senatore Hart debba costare alla nazione la sua presidenza (vincerà le elezioni presidenziali il repubblicano George H. W. Bush). Il film, aperto con un lungo piano sequenza che denuncia subito il circo mediatico della politica, presenta il suo protagonista come un uomo onesto e pieno di buona volontà. Un’intellettuale che legge i classici e partecipa al lancio con l’ascia nelle contee.

Reitman stimola la curiosità sul comportamento di Gary Hart, un nome mai così azzeccato e musicale per un presidente, alimenta l’empatia per l’uomo in ambasce ma poi invita il pubblico a farsi i fatti propri. Rimprovera piuttosto che illuminare, riducendo la sola rilevanza di un film altrimenti semplice e senza troppe sorprese. La grande forza del cinema di Jaison Reitman, la sua tolleranza alla realtà, a questo turno elettorale sembra vacillare. Che si tratti di un fanatico dell’industria del tabacco (Thank You for Smoking), di un adolescente che non ha preso le sue precauzioni (Juno) o di un professionista del licenziamento indeciso tra cinismo e speranza (Tra le nuvole), Reitman non attacca mai i suoi personaggi, li osserva, li lascia agire, provocando una reazione chimica tra la loro posizione sociale e la loro vita intima. The Front Runner guarda invece con disprezzo allo spettacolo della democrazia americana, perdendo un po’ della sua lucidità e della meravigliosa indecisione che gli eroi di Reitman dimostrano davanti ai dilemmi.

Il Gary Hart di Hugh Jackman, sempre saldo e carismatico, è freddo e arrogante verso il mondo. La sua incapacità di mettersi in discussione è (e fu probabilmente) la principale causa della fine della sua carriera politica, certamente più dei reiterati adulteri. Reitman non offre questa volta alcuna chance al suo eroe di evolvere naturalmente sul piano emozionale o morale, di mostrarci quanto sia umano nei suoi difetti e nel suo perfezionismo. Gary Hart resta dunque un enigma per lo spettatore. The Front Runner un film ‘informativo’ da cui non si esce più grandi.

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