Original Version Movies

I MORTI NON MUOIONO

Giovedì 13 giugno, ore 21.00

Versione in lingua originale con sottotitoli in italiano
Ingresso a tariffa intera € 6,00

 

 
Film di apertura del 72esimo Festival di Cannes, The Dead Don’t Die di Jim Jarmush porterà in Costa Azzurra gli ospiti più sgraditi in assoluto: i morti. Morti viventi e cattivissimi, come nella migliore tradizione dei film di genere, affrontati da uno sgangherato manipolo di star destinate (con estrema probabilità) a fare una brutta fine: Bill Murray e Adam Driver, Iggy Pop e Tilda Swinton, tutti in fila in attesa del morso fatale in un film che promette di rinnovare – smontandolo dall’interno – un genere antico quanto la storia del cinema. E più appetibile di quanto si possa pensare.Se per Jim Jarmush l’incontro con gli zombie non è una prima volta, almeno nel campo dei “classici” dell’orrore (nel 2013 c’era stato il precedente vampiresco di Solo gli amanti sopravvivono), il fascino delle tenebre ha conquistato negli ultimi anni anche altri autori la cui poetica non è legata – necessariamente – alla paura.

Solo per ricordare l’esempio più recente, in territorio italiano, è impossibile non citare l’operazione Suspiria di Luca Guadagnino, remake/reboot del classico di Dario Argento a base di streghe, rituali demoniaci e possessioni, passato in concorso a Venezia 75 con gran chiasso mediatico e poche soddisfazioni. Ma un assaggio di horror, in chiave fantasy e grottesco, era stato già tentato da Matteo Garrone nel 2015, che con Il racconto dei racconti – in concorso a Cannes, e con identica sfortuna critica – aveva rispolverato le pagine più oscure de “Lo Cunto de li Cunti”, tra cuori di draghi, streghe in cerca dell’eterna giovinezza e mostri allevati tra i muri di casa. E mentre Garrone promette di fare del suo prossimo Pinocchio “una favola horror per bambini”, è atteso per questa estate il ritorno alle tenebre di Pupi Avati con Il Signor Diavolo, diabolica discesa all’inferno a 43 anni di distanza da La casa dalle finestre che ridono.

Capita spesso, poi, che l’incursione nel genere di un regista non di genere provochi un risultato inaspettato, deflagrante, persino rivoluzionario: capitò nel 2008 con i vampiri di Lasciami entrare dello svedese Tomas Alfredson (La Talpa), pratico di thriller e neofita dell’horror, e nel 2014 con gli spiriti maligni di Babadook di Jennifer Kent, esordio folgorante di una regista interessata (per il momento) ad altro. Senza andare troppo indietro nel tempo basti ricordare che il primo ad accendere la miccia del gran ritorno degli zombi, nel 2002, fu il Danny Boyle di Trainspotting e The Millionaire, con l’apocalittico 28 giorni dopo.

E tra i primi a rivalutare i vampiri, sia pure nel film di un altro (Robert Rodriguez), fu il Quentin Tarantino sceneggiatore di Dal Tramonto all’Alba: lo stesso Tarantino che oggi vagheggia di dirigere “un horror davvero spaventoso, come L’Esorcista”. E chissà che i tempi, per lui, non siano maturi.

Lenti, veloci, senzienti o irrazionali, tutti accomunati da da un tratto: sono morti, ma sembrano vivi. Creature del folklore haitiano (la parola stessa, “zombi”, deriva dal creolo haitiano “zonbi”), i morti viventi sarebbero – secondo le leggende caraibiche – creature vittime di un incantesimo operato da alcuni sacerdoti, detti bokor, in grado di catturare l’anima di una persona costringendola a una sorta di letargia simile alla morte. Legata a doppio filo alla pratica del voodoo, la creatura controllata dal bokor è inerte, ciondolante, priva di anima e perciò capace di qualsiasi efferatezza: non è un caso che il primo film dedicato all’argomento, L’isola degli zombies del 1932 di Victor Halperin, con Bela Lugosi protagonista, sia ambientato proprio a Haiti.

Ma se la natura degli zombi caraibici non era necessariamente maligna – gli schiavi dei bokor venivano usati essenzialmente per lavorare, sfruttati nelle piantagioni di zucchero – è con George Romero, e il suo La notte dei morti viventi del 1968, che si plasma nell’immaginario occidentale la figura del morto che ritorna: affamato, arrabbiato e nato per punire, più o meno metaforicamente, i vizi del capitalismo moderno. Da allora, pur declinato in molteplici versioni (figli di un’epidemia, come in Train to Busan o REC; generati da un incidente ne Il ritorno dei morti viventi; evocati dal Necromicon, grande classico de L’Armata delle Tenebre; più veloci di una gazzella in 28 giorni dopo; lenti e implacabili, come in ogni film di Romero) gli zombi sono stati, senza eccezioni, villain senza ritorno. Chissà che Jarmush, con il suo The Dead Don’t Die, non riesca persino a redimerli.

Innumerevoli sono le risorse a disposizione per chi voglia farsi una cultura sui morti viventi senza limitarsi ai film che il cinema, dal 1932 a oggi, ha prodotto. Nel campo dei libri tre sono i titoli imprescindibili: il “reportage” World War Z di Max Brooks (autore anche del geniale Manuale per sopravvivere agli zombie), il folle remake Orgoglio Pregiudizio e zombie di Seth Grahame Smith (da Jane Austen) e il completo manuale The Zombie Book – The Encyclopedia of the Living Dead di Nick Redfern.

Attraversando velocemente il fumetto (dall’italiano Dodici di Zerocalcare a Blackgas di Warren Ellis, fino all’arcinoto The Walking Dead di Robert Kirkman), gli zombi sono protagonisti gettonati anche nei videogiochi, essenza stessa della saga di Resident Evil, carne da macello nel multiplayer di Left 4 Dead e ironica controparte di Piante contro Zombi, cult arrivato quest’anno a compiere dieci anni. Star del piccolo schermo dal 2010 con la saga seriale di The Walking Dead, gli zombi esistono anche nel mondo reale: succede nelle zombie walk, sfilate di morti viventi in costume, nate negli Stati Uniti nei primi anni 2000 e diffuse oggi anche in Italia (Lucca Comics and Games, novembre).

Immagini & Video

1video 2immagini

Spettacoli

Scegli il Cinema

  • CinemaCity