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NUREYEV

THE WHITE CROW

Giovedì 4 luglio, ore 21.00

Versione in lingua originale con sottotitoli in italiano
Ingresso a tariffa intera € 6,00

 

 
Ballerino intrepido e fuori da ogni schema, Rudolf Nureyev cresce in tecnica e splendore. Avido di conoscenza, la tournée del 1961 a Parigi è la risposta ai suoi desideri e al bisogno di conoscere più da vicino la cultura e il balletto occidentali. Le lezioni di inglese prese in Russia gli permettono di avvicinare i ballerini dell’Opéra, di comunicare con loro e di condividere i rispettivi punti di vista sulla danza e sul mondo. Incontenibile e ribelle, Nureyev sfora gli orari della ‘ricreazione’ e si attira i sospetti del KGB, che lo marca stretto. Le intemperanze hanno conseguenze drammatiche, il ballerino non andrà a Londra con la compagnia e deve essere immediatamente rimpatriato.

L’intervento tempestivo all’aeroporto di Le Bourget di Pierre Lacotte, ballerino e coreografo dell’Opéra, e Clara Saint, fidanzata del figlio di André Malreaux (Ministro della cultura), strappano Nureyev all’oblio. Il ballerino chiede asilo alla Francia, libero finalmente di danzare e di costruire la sua leggenda.

A partire dalla biografia di Julie Kavanagh, “Nureyev: The Life”, Ralph Fiennes realizza un film sulla vita del celebre ballerino. Più precisamente, la sceneggiatura si concentra su un episodio della sua vita, il suo rocambolesco passaggio all’Ovest nella primavera del 1961. All’epoca Rudolf Nureyev aveva solo ventitré anni e in Russia non tornerà che ventisei anni dopo. Se The White Crow non cambia la storia del genere, il biopic di Ralph Fiennes ha tuttavia una sua singolarità e una qualità virtuosa di movimento.

Appassionato di balletto, l’attore applica al suo film i principi di verticalità e sospensione che creano l’idea di leggerezza e grazia del repertorio romantico. Sospeso tra due paesi, due mondi e due stili, il suo eroe rompe le linee (di confine) mantenendo la simmetria e la naturalezza nonostante lo sforzo dello slancio.

Per garantire la combinazione di esuberanza ed energia, di controllo e purezza, Ralph Fiennes sceglie Oleg Ivenko, ballerino russo della Tatar State Opera & Ballet. A lui affida la maniera del corpo e del cuore di restare appesi, sollevati in aria e sostenuti dal suo solo talento. In un curioso gioco metalinguistico, ritaglia per sé il ruolo di Alexander Ivanovich Pushkin, ballerino e insegnante di Nureyev e anni dopo di Michail Baryšhnikov, per ‘educare’ il ragazzo all’arte dell’interpretazione.

Padroneggiando a meraviglia la lingua di Oleg e Rudolf, la versione originale è integralmente o quasi in russo, Ralph Fiennes seduce ancora una volta con un personaggio levigato, immobile, altrove che sembra uscito da un romanzo di Beckett. Seducente soprattutto nelle situazioni difficili, è il maître de ballet di un giovane Nureyev, silhouette celeste e felina che sovvertirà le convenzioni del balletto. Diversamente dal film di Richard Curson Smith (Rudolf Nureyev: Dance to Freedom), che ha scelto di non scegliere tra finzione e documentario, passando dalle scene di ricostruzione alle testimonianze dei protagonisti di quell’incredibile salto verso la libertà, Ralph Fiennes decide integralmente per la messa in scena e conferma l’interesse mai spento sul capitolo culturalmente e politicamente più pregnante della vita dell’artista, l’atto senza dubbio più ‘cinegenico’.

Oleg Ivenko è tecnicamente credibile e probabilmente più gestibile di Sergei Polunin, riserva alla sbarra (Yuri Soloviev nel film), che avrebbe aggiunto al ritratto di Nureyev lo spirito intransigente e l’appetenza di vita che lo muovevano, la bellezza selvaggia e il carattere temprato da tartaro che lo spinse (non senza dolore) a lasciarsi la Russia alle spalle. Oleg Ivenko come Artem Ovcharenko prima di lui (Rudolf Nureyev: Dance to Freedom) interpretano indefessamente il loro modello, sono luminosi e pieni di charme ma non possono competere con quel fauno superbo e ipersessualizzato che era Rudolf Nureyev. Girato tra Parigi e San Pietroburgo, tra l’Opéra Garnier e il Mariinskij, The White Crow esplora le potenti risorse drammatiche di un destino folgorante e prova, nei momenti meno didascalici e a esclusivo appannaggio di Adèle Exarchopoulos, a lavorare sul fondo, elaborando un dossier per tema: il debutto da ballerino, i suoi studi, la sua tecnica, le sue interpretazioni, i suoi gusti, la sua prima stagione sentimentale, la sua evasione nel momento più critico della guerra fredda.

Ralph Fiennes accompagna (letteralmente) al centro del palcoscenico un artista impulsivo, un uomo del suo tempo che privilegiò un’arte che non era più del suo tempo, che amava tutti i pericoli e li cercava, per dominarli e trionfare. Dissidente, rivoluzionario, étoile del ‘mondo libero’ o semplicemente ballerino? Chi era Rudolf Nureyev? Ralph Fiennes non si pone necessariamente la questione. The White Crow è un film d’amore, Ralph Fiennes ama Nureyev. Non è abbastanza?

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