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NON SONO UN ASSASSINO

Da martedì 30 aprile 2019

Ingresso a tariffa standard

 

 
Francesco Prencipe è vicequestore e amico fraterno del giudice Giovanni Mastropaolo, oltre che dell’avvocato Giorgio, di ricca famiglia ma che ha smesso di esercitare dopo una delusione d’amore e una caduta nell’alcolismo. Quando il giudice Mastropaolo viene trovato ucciso, Francesco, che è l’ultimo ad averlo visto, è il principale indiziato dell’indagine. Lui si dichiara innocente e si affida per la propria difesa a Giorgio, inoltre cerca di ricongiungersi con la figlia, che non gli perdona di aver lasciato la famiglia per un’altra donna. Tutti, inclusi i colleghi in polizia, accusano Francesco di essere una persona orribile e solo Giorgio sembra essere dalla sua parte, anche se da ragazzini Francesco finì per escluderlo e preferirgli Giovanni come amico del cuore. I tre strinsero anche un misterioso patto: non aprire mai un cassetto segreto della scrivania di Giovanni, dove lui aveva nascosto qualcosa che non ha mai voluto rivelare.

Tra noir, mèlo e flashback da romanzo di formazione, Non sono un assassino di Andrea Zaccariello è un adattamento del romanzo omonimo di Francesco Caringella del 2014, che spreca un buon intreccio con una infelice sceneggiatura.

Non si contano infatti le battute che suonano improbabili, stentoree ma fasulle, nel film di Zaccariello, opera quarta di un regista che aveva esordito in ambito thriller e per cui Non sono un assassino dovrebbe costituire una sorta di ritorno alle origini. Ma proprio come nel film, i momenti peggiori arrivano ripensando alla giovinezza, dove le versioni dei protagonisti ancora studenti universitari sono davvero poco credibili. La colpa comunque non è solo loro, ma di tutto l’impianto della sceneggiatura che in un continuo gioco di flashback e flashforward agita le carte per nascondere il trucco. Il risultato però è più caotico che appassionante, tanto che alla fine il colpo di scena potrebbe funzionare meglio e invece risulta sommerso in un via vai di salti temporali. Si apprezza che il film cerchi di non essere didascalico riguardo i rivolgimenti della trama, ma lo è invece fin troppo sui sentimenti dei personaggi, giocandosi così malamente le carte migliori.

Ci sono poi scelte di direzioni degli attori a dir poco bizzarre, su tutte Claudia Gerini che recita un personaggio con poca voce, finendo per farla parlare un po’ come Marlon Brando ne Il Padrino tanto che a guardarla si pensa le manchi un po’ di cotone in bocca. Edoardo Pesce, impressionante in Dogman, cerca di imitare Toni Servillo e lo si guarda recitare continuando a pensare a chi somigli quella parlata, con l’effetto di portare lo spettatore fuori dal film. Senza contare che la sottotrama a lui dedicata, dove è stalker ventennale della sua amata, ha una risoluzione a dir poco discutibile (che oltretutto è l’ultimo dei troppi sottofinali). Per altro, dopo aver raggiunto una stazza massiccia per Garrone, che ora Pesce si stia già riducendo la dice lunghissima sulla monotonia dei ruoli che il cinema italiano offre ai suoi attori.

Riccardo Scamarcio e Alessio Boni sono poi scelti quasi in controcasting, con il primo che interpreta un personaggio deciso a sembrare trattenuto e contrito, mentre il secondo è segnato da una vecchiaia abbastanza impietosa che ne sminuisce il fascino senza dargli però carisma. Infine dei ruoli femminili è meglio tacere, visto che sono tutti ridotti ai minimi termini e con alcuni tra i dialoghi più sfortunati.

Ci sarebbero anche cose buone in Non sono un assassino, come la prima sequenza dove la cinepresa si sposta sul tetto di un palazzo e segue un inatteso ed acrobatico inseguimento, quasi a far sperare che si assisterà a un buon film di genere. Pure successivamente la messa in scena dimostra senso dello spazio e la capacità di accompagnare i personaggi nell’azione o di metterli in opposizione, inoltre le scene sono spesso riprese nei vari salti di montaggio ma riescono a essere riconoscibili prima di tutto per la loro atmosfera. Però non basta alla riuscita del film che risulta, in virtù di un cast sulla carta buono e di un intreccio davvero nero, come un’occasione mancata. Troppo dichiarato nelle proprie ambizioni di apologo sul Male (dove si parla varie volte del diavolo) e non abbastanza sottile nella scrittura per rendere inquietante questa oscurità di fondo.

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