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MIDWAY

Giovedì 28 novembre, ore 21.00

Versione in lingua originale con sottotitoli in italiano
Ingresso a tariffa intera € 6,00

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Attaccati a sorpresa dagli aerei giapponesi a Pearl Harbor, gli americani sono in ginocchio ma determinati a reagire. A capo di quello che resta della gloriosa flotta navale americana, l’ammiraglio Chester Nimitz prepara una trappola nell’atollo di Midway. A supportarlo l’Intelligence e l’orgoglio dei suoi uomini decisi a vendicare i caduti di Pearl Harbor. Dal versante orientale intanto, armati di potenza tecnologica e di una fiducia incrollabile nella vittoria, i giapponesi avanzano verso la battaglia chiave della guerra nel Pacifico. Gli americani avranno la meglio sui giapponesi nel giugno del 1942 ma la guerra è appena cominciata. Per gli americani si tratterà di combattere fino alla resa incondizionata del nemico, per i giapponesi di non considerare mai la resa un’opzione onorevole.

Ostinato come i giapponesi nel Pacifico, Roland Emmerich non si ferma davanti al rifiuto degli studios di ricostruire la battaglia di Midway e gira ‘da solo’ il suo film con un budget modesto e una portaerei carica di effetti digitali

In sessantacinque giorni, con il concorso di investitori cinesi a cui dedica, fuori soggetto, il raid del tenente colonnello Doolittle su Tokyo e il suo salvataggio per merito delle truppe cinesi, realizza Midway, limitando gli eccessi di patriottismo e adottando a turno il punto di vista dell’avversario.

Se il film non aggiunge nulla alla storia della Seconda Guerra Mondiale, la dimensione più sorprendente di Midway, e anche la più ambigua, è filmare la guerra come uno sport estremo. Con un realismo da videogioco, Emmerich mostra l’avvicinamento in picchiata alla nave nemica di piloti intrepidi che schivano proiettili e colpiscono in pieno il bersaglio. Poco ispirato dai discorsi strategici dello Stato Maggiore dell’Esercito, l’autore si esprime meglio nelle scene d’azione, quando l’intrigo si concentra nel cockpit.

Il ‘collassologo’ maggiore di Hollywood apre il suo cinema ai traumi di Pearl Harbor e converge verso una battaglia che monda l’affronto del dicembre 1941. Il risultato sono due ore di raid in picchiata sotto un diluvio di metallo in fusione, che confermano la passione smodata dell’autore per il ‘fracasso’, il cinema che fa boom boom e colleziona martiri.

L’umanità, ancora una volta incarnata dall’America bianca, fa corpo e si solleva come un sol uomo contro un nemico assoluto. Ieri gli extraterrestri, oggi i giapponesi a cui la flotta dell’ammiraglio Nimitz impedisce di radere al suolo Los Angeles e San Francisco. E aliena doveva realmente apparire ai soldati americani la mistica militare nipponica (“sopportare l’insopportabile”) coi suoi bombardieri, gli aerosiluranti e i caccia di scorta. Alieni pure i suoi samurai del cielo lanciati contro le navi della US Navy ormeggiate inermi lungo i moli.

Ma in quanto a coraggio suicida, i soldati di Roland Emmerich non sono da meno, al punto che ogni personaggio è votato a una guerra personale: contro il proprio superiore, contro un’intossicazione polmonare, contro la paura. Ciascuno sopporta il suo martirio per il bene dell’umanità. Regista compreso, che ‘raggiunge’ i suoi eroi in campo attraverso la figura di John Ford, che sfidò gli aerei giapponesi per girare il suo documentario nel 1942 (La battaglia di Midway). Un martirio condiviso con l’altra sponda del fronte, l’esercito imperiale brilla ugualmente per il suo senso del ‘suicidio’ per onore, evitando al film di scadere nel patriottismo partigiano.

A guardarlo bene Midway non è propriamente un film di guerra ma è senz’altro un film catastrofico, costruito come tale, con la presentazione dei personaggi, la contestualizzazione e poi ineluttabile la catastrofe. Da convenzione del genere, la piccola storia, quella degli uomini, incontra la grande Storia.

Come per ogni altro film del regista, non bisogna aspettare troppo per i cliché che cadono come le bombe, centrando personaggi, gli americani uniformemente eroici, i giapponesi coraggiosi ma ciechi, e dialoghi, veri e propri adagi nazionalistici dispensati con prodigalità al di qua e al di là della linea nemica. Vendicare Pearl Harbor non è certo lo scopo di Emmerich, attirato dalla distruzione e dal desiderio di fare meglio di Michael Bay (Pearl Harbor), compagno di blockbuster pirotecnici.

Traiettoria impazzita di missili e destini, Midway recluta l’artiglieria pesante di Hollywood (Woody Harrelson, Dennis Quaid, Luke Evans, Aaron Eckart, Ed Skrein, Patrick Wilson) e ribadisce lo charme vintage della superproduzione virile con violini, bandiere, grandi discorsi e vecchio folklore. Lontano per ambizione artistica da Dunkirk di Christopher Nolan e presumibilmente dall’atteso 1917 di Sam Mendes, Midway non sbaglia tutto ma resta un film ipertecnologico vertiginosamente (e curiosamente) desueto.

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