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MALEFICENT

Signora del Male

Giovedì 17 ottobre, ore 21.00

Versione in lingua originale con sottotitoli in italiano
Ingresso a tariffa intera € 6,00

 


 

“Il diavolo ha le migliori battute”, si dice. Non stupisce, dunque, che qualche volta sia il male a rubare la scena al bene. Indipendentemente dal fatto che i buoni sentimenti siano destinati a trionfare, i buoni a vincere e i malvagi a patire, ci sono alcune occasioni in cui l’ago della bilancia della simpatia finisce col pendere, pericolosamente, dalla parte sbagliata. Nelle favole, per esempio.

La Malefica di Angelina Jolie, fata dalle ali mozzate, umiliata nei sentimenti e ferita dall’uomo che ama, è la campionessa del nuovo protagonismo delle cattive nelle moderne versioni cinematografiche delle fiabe.

Creata nel 2014 per dare nuova linfa alla favola della Bella Addormentata (e ancora al cinema nel sequel Maleficent – Signora del male), Malefica è una creatura spaventosamente arrabbiata, che maledice “di diritto” la piccola Aurora salvo poi ricredersi e convergere, pacificata, verso il (lieto) finale.

A darle filo da torcere, nel nuovo film della saga, sarà una cattiva al quadrato, la Regina Ingrith, interpretata dalla stessa Michelle Pfeiffer che nei panni di una fata incattivita – la strega Lamia – già si rese immortale nel 2007 con Stardust di Matthew Vaughn. Indimenticabile anche la prova di Charlize Theron, sensuale e fatale nei panni della strega Ravenna di Biancaneve e il cacciatore e Il cacciatore e la regina di ghiaccio. Segni particolari: la propensione alla tirannia (regna con pugno di ferro sulle terre di Tabor), una bellezza soprannaturale, l’ossessione per gli specchi magici e una certa inclinazione per il tradimento. Nome diverso, Grimilde, per lo stesso ruolo, quello della regina cattiva di Biancaneve, per Julia Roberts in Biancaneve di Tarsem Singh: pettinature vaporose, abuso di piume di struzzo, vestiti dai colori accesi e il sorriso, marchio di fabbrica di Roberts, dotato per l’occasione della licenza di uccidere.

Di certo, negli ultimi tre anni, le streghe sono tornate – non solo nelle favole – a far parlare di sé come ultracattive, villain, nemiche predestinate o simbolo di anime tormentate da pene molto terrene (vedi, appunto, alla voce Maleficent). Solo restringendo il campo alle produzioni più recenti, le streghe hanno terrorizzato la scorsa Mostra del Cinema di Venezia con il remake di Suspiria firmato da Luca Guadagnino: streghe belle e misteriose, androgine o sensuali, antiche come la roccia e brutali, sanguinarie e crudeli, di rosso vestite e con il volto di Tilda Swinton, Mia Goth e Dakota Johnson. Nato in ambiente indie, ma capace di farsi notare anche dal grande pubblico, The Witch di Robert Eggers è andato al cuore del mito della strega, raccontando una storia quotidiana di dannazione nell’Inghilterra rurale del 1630. La ricetta perfetta: bambini che spariscono, capanne nel bosco, la notte senza luna e un caprone dagli occhi diabolici che tenta una giovane ragazza innocente (?).

Non è rimasta immune dal fascino stregonesco nemmeno la serialità televisiva, che ha salutato in questi anni il ritorno delle avventure della strega Sabrina, teen-witch sedicenne indecisa tra mondo degli umani e mondo del demonio. Anche l’Italia, infine, proprio quest’anno gioca la carta esoterica, scommettendo sulla magia de La Luna Nera, original Netflix ambientato in una comune di streghe allontanate dalla gente “normale”. Progetto interamente al femminile per un ritorno al fantasy nero, genere che dalle nostre parti latitava da un pezzo.

La favola da cui discende Maleficent, la Bella Addormentata, oltre ad essere considerata un racconto tipicamente europeo (e perciò diffuso in numerose varianti) non ha sempre previsto la figura della strega come artefice del sonno incantato in cui cade la fanciulla. Nella versione più antica della storia, datata 1340 e ambientata all’epoca dei greci e dei troiani, la principessa Zellandine cade in un sonno magico a causa di un filo di lino maledetto – ostacolo che peraltro non impedisce al volenteroso principe Troylus di metterla incinta.

Poco ha a che fare con la stregoneria, e molto con la violenza umana, specialmente quella maschile, anche la versione tramandata da Giambattista Basile, in cui la principessa viene abusata da un principe brutale durante il sonno. Le streghe, sotto forma di esseri fatati dal nome “norn”, compaiono nelle versioni scandinave della fiaba. Saranno poi traslate nelle storie dei Grimm e di Charles Perrault, ma in versioni più edulcorate, meno perturbanti e adatte ai lettori borghesi del tempo.

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