LAURENT GARNIER

OFF THE RECORD

In sala solo il 10-11-12 GENNAIO 2022

Un ritratto intimo dell’uomo dietro la leggenda, del mito dietro la console.

“Perché mi sono buttato nella house music? Forse mi sbaglio ma penso davvero sia perché ero un grande amante della musica. Amavo la disco, il reggae, la new wave, il punk, il soul. E l’house e la techno sono l’essenza di tutto ciò, messo insieme. La musica house era quella che stavo aspettando”.

Con la semplicità che è dei grandi, il deejay Laurent Garnier, anzi la “technostar”, nella perfetta definizione di Georgia Taglietti, storica responsabile della comunicazione di Sónar, sintetizza in poche parole il significato di una figura musicale spesso misinterpretata, quando non sottovalutata. All’opposto della rockstar.

Qui Garnier, il nome più grande e riconosciuto della French techno, si lascia seguire e intervistare e filmare in giro per il mondo. Partendo da casa sua, mentre un vecchio trattore nella campagna francese trasloca la sua collezione di dischi: cinquantacinquemila tra vinili e cd, calcolati in generi e metri lineari. È questa l’immagine chiave, semplice e geniale, che comunica immediatamente al grande pubblico, anche a quello che non ha mai frequentato un club, chi sia un deejay. Perché innanzitutto è un conoscitore ossessivo di musica, qualcuno che setaccia i negozi e le collezioni nell’illusione megalomane di abbracciare e possedere tutta la musica, senza steccati di epoche e generi. Di conoscerla, farla propria e di conseguenza condividerla con il proprio pubblico, reinventarla dal vivo con gli strumenti di remix, che spesso (e anche in questo caso) rimangono ferri del mestiere noti solo a chi li usa.

Il secondo fattore che il film mette splendidamente in luce è che la club culture, qualcosa di più di un movimento, è nata sulla spinta di tensioni pacifiste, utopiche, creative, egualitarie ed è principalmente questo, oltre ogni valutazione di critica musicale, che ha fatto il successo di fenomeni come il leggendario e pionieristico club Haçienda di Manchester, con il quale anche la storia di Garnier si intreccia, e dei rave, fino alla persistenza dei mega festival di elettronica dai numeri eloquenti.

La musica del futuro, da “I Feel Love” di Moroder e Donna Summer alla techno industriale di Detroit, fino ai Daft Punk e al gruppo della Ed Banger e all’ingresso nei teatri classici, conquista e continua a conquistare per gli stessi motivi pubblici anche molto diversi.

Mentre attorno a lui sfila praticamente tutto il mondo della house mondiale, Garnier porta generosamente nel film l’elemento autobiografico: nipote di giostrai (“se volevi ascoltare buona musica, dovevi andare alle fiere”), diplomato alla scuola alberghiera e al tempo stesso giovane dj insonne per un anno durante il periodo dell’odiato servizio militare, storico partner del Rex di Parigi, e amico di tanti colleghi a tutte le latitudini. Un’idea di mondo aperto e paritario che da sola indica che si tratta di molto di più di muoversi a ritmo, ai controlli di un mixer.

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Programmazione

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