ISOLATION

In sala solo il 4-5-6 OTTOBRE 2021

Cinque grandi autori europei raccontano come stanno vivendo la pandemia.

Cinque registi riflettono su significati e implicazioni meno visibili e mediaticamente discussi della pandemia in Europa, ognuno facendo riferimento alla realtà a sé più vicina durante il periodo di chiusura più rigida.

In La morte addosso Michele Placido si aggira per una Roma deserta filmandosi col lo smartphone. Reinterpretando il testo di “La morte addosso” di Luigi Pirandello, mette in fila le immagini istituzionali più emblematiche dell’isolamento in Italia per riaffermare, insieme ad Andrea Bocelli e Roberto Bolle, la necessità vitale, il potere salvifico dell’arte nei momenti in cui la vita stessa è in pericolo. Two Fathers di Julia von Heinz è la ricostruzione di una scoperta familiare: dopo la morte del padre per infarto, la regista viene a sapere della sua omosessualità nascosta, ma negli ultimi anni vissuta liberamente grazie alla vicinanza di nuovi amici e conoscenti e alla corrispondenza di Julia con Rosa von Praunheim, nome d’arte dello storico regista e attivista della comunità gay berlinese. Azzerando i sentimenti di paura e vergogna, da lui vissuti in passato, Julia ristabilisce in nome del padre una ritrovata visibilità.

Il francese Olivier Guerpillon in Liberty, Equality, Immunity tematizza il complesso rapporto della fiducia tra cittadini e istituzioni democratiche. Trasferitosi in Svezia per amore dello spiccato senso civico nordico e di Ingmar Bergman, durante l’isolamento è testimone di un paradosso: il medico infettivologo Anders Tegnell, consigliere scientifico del governo, indica misure strategiche, mai messe in discussione, che presto si rivelano disastrose. Con l’effetto che la richiesta dal basso di maggiori restrizioni viene vissuta, dato lo spirito nazionale, come un’imposizione dispotica.

Un lutto familiare è invece al centro di Mourning In the Times of Corona Virus di Jaco von Dormael: il padre di sua moglie Michèle Anne, ricoverato in una casa di riposo, dalla quale comunica tramite un tablet e in cui gli operatori lavorano in condizioni di profilassi non sufficienti. Quando muore, senza che Michèle Anne abbia avuto modo di salutarlo, la cerimonia di commiato deve attenersi alle inevitabili limitazioni del caso, catturate dal regista in una narrazione di foto fisse in bianco e nero.

Isolation di Michael Winterbottom infine, nel lockdown coglie come un’occasione per accendere un riflettore sui richiedenti asilo. Nello specifico, su Egalantina e Alvin, madre e figlio minorenne stranieri, entrati illegalmente nel Regno Unito, che a Londra vivono già da reclusi, col divieto di lavorare, mantenuti dallo Stato e da un familiare che, come loro, è in attesa che la sua domanda venga accolta. Un limbo vissuto da ottantottomila persone nella loro condizione, che va avanti da ben prima delle misure di contenimento del contagio.

Raro esempio di coproduzione costituita da cinque segmenti distinti, tenuti insieme dalla sospensione temporale pandemia e dall’intento di ridiscutere principi e applicazioni della gestione della salute pubblica in Europa, Isolation presenta esiti molto diseguali.

Se l’episodio italiano pare il meno sorprendente (per l’iterazione delle già molto viste immagini del Presidente Mattarella all’Altare della Patria e di Papa Bergoglio a San Pietro), spiccano sugli altri per originalità quello di Julia von Heinz, impreziosito dalla presenza di un dissidente come Rosa von Praunheim e il riuso dei materiali video privati, ma in particolare, per elaborazione formale, quello di Jaco von Dormael, che cristallizza una sorta di polittico del cordoglio in un album struggente, rispettoso, quasi astratto.

Più strettamente politici gli interventi di Winterbottom e Guerpillon, tesi a innescare un dibattito civico sul senso della responsabilità individuale e collettiva e di una comunità politica mai messa così in crisi, in tempo di pace.

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