IL FLAUTO MAGICO DI PIAZZA VITTORIO

Da lunedì 24 a mercoledì 26 giugno 2019

Ingresso a tariffa standard

 

 
Libero riadattamento della celebre opera mozartiana, immaginata come un racconto orale tramandato di generazione in generazione e di paese in paese, “Il Flauto Magico” segue le gesta del principe Tanino, deciso a liberare la bella Pamina, trattenuta dal crudele stregone Sarastro. Accompagnato nell’impresa da una sorta di Arlecchino fac-totum, Papageno, Tanino dovrà superare una serie di prove per raggiungere finalmente la fanciulla. Musiche e performance de L’Orchestra di Piazza Vittorio.

L’Avana chiama, Salisburgo risponde. E così “Il Flauto Magico”, celebre “singspiel” in due atti musicato da Wolfgang Amadeus Mozart, messo in scena nel 1791 per gli aristocratici asburgici, si aggiorna con i volti, le lingue e i suoni di un’immaginifica Roma multikulti.

Nella rilettura di Mario Tronco e Gianfranco Cabiddu, già portata a teatro in più di 150 repliche, Tamino è cubano (il percussionista Ernesto Lopez Maturell, 34 anni), Papageno è senegalese (il performer e percussionista El Hadji Yeri Samb), Monostato tunisino (il cantante Houcine Ataa) e il misterioso Tempio che metterà alla prova il giovane soccorritore della bella Pamina (la ex di X-Factor Violetta Zironi) è nel cuore di Roma – nei giardini di Piazza Vittorio.

Adattamento ultrapop del classico mozartiano, tra richiami all’estetica dei videogame, smartphone “cantanti”, colori acidissimi, video-animazioni e libere interpretazioni della storia (manca, per esempio, la figura di Papagena) Il Flauto Magico dell’Orchestra di Piazza Vittorio ricade in un territorio alieno, quello dell’adattamento teatrale, abitato in Italia da titoli spesso bizzarri, visionari e sperimentali (impossibile non citare il diretto precedente Favola, di Sebastiano Mauri). Una natura teatrale che il film non nasconde, anzi cavalca, impiegando gli stessi performer dell’Orchestra come attori – accanto ad altri professionisti, come Petra Magoni nei panni di una regina dark lady o Fabrizio Bentivoglio, Sarastro e co-autore del progetto – giocando con l’unità spaziale – Piazza Vittorio è la location sia del regno di Sarastro che di quello della Regina della Notte – e mantenendo una messa in scena costantemente sopra le righe, esagerata, a cavallo tra favola urbana e musical onirico.

Un ibrido che inevitabilmente si consegna, al cinema, a un pubblico meno popolare e più di nicchia di quello teatrale, ma che proprio per la sua natura visionaria e pionieristica offre almeno due spunti che meritano attenzione. Perché con la sua eccellente partitura musicale, fatta di intelligenti e spassosi riadattamenti mozartiani in chiave jazz, balcanica, reggae o brasiliana, intrecci ritmici africani e orientali e musiche originali di Leandro Piccioni, Il Flauto Magico dell’Orchestra di Piazza Vittorio spezza (un’altra) lancia in favore di un genere, il musical, che il nostro paese sta lentamente riscoprendo. E perché grazie all’eterogeneità di volti e corpi dei suoi performer, provenienti da dieci paesi diversi nel mondo, e alla varietà linguistica dei testi, in otto lingue, è un film che apre Roma, e il cinema italiano, al mondo.

Regalando una sensazione incredibile di novità e freschezza, come se si fosse aperta per la prima volta una finestra in una stanza rimasta chiusa troppo a lungo.

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