FLAG DAY (O.V.)

Versione in lingua inglese con sottotitoli in italiano

In sala solo il 31 MARZO 2022

Un uomo è costretto a una vita criminale per provvedere alla figlia.

John Vogel è nato il giorno della bandiera (14 giugno) e sotto una cattiva stella. Truffatore ispirato, sogna un grande futuro per sé e la propria famiglia, soprattutto per Jennifer, la figlia maggiore e prediletta. Padre carismatico, quando non è altrove, promette una vita vissuta come un’avventura. Il resto del tempo accumula i debiti e i rischi di una vita oltre i confini della legalità. Egoista e bugiardo, lascia moglie e figli una notte d’estate voltandosi indietro solo una volta, per guardare la sua Jennifer che non smetterà mai di cercarlo come la polizia di inseguirlo.

Cinque anni dopo il suo fiasco internazionale (Il tuo ultimo sguardo), un film di superstar che osava confrontare la violenza delle relazioni amorose con le guerre civili africane, Sean Penn torna a dirigere e fa appena poco meglio.

Dramma familiare ispirato a una storia vera e alle memorie di Jennifer Vogel, giornalista e scrittrice americana, Flag Day è il racconto di un padre che ha promesso la luna ai suoi bambini ma è incapace di prendersi le proprie responsabilità. Interpretato al fianco della figlia (Dylan Penn) e del figlio (Hopper Jack Penn), Sean Penn risale indietro nel tempo e ringiovanisce digitalmente per raccontare un’infanzia spensierata e avanzare fino al 1992 per piccoli tocchi impressionisti.

Narrato in voce off da Jennifer Vogel, Flag Day è un puzzle assemblato dai ricordi di una giovane donna che prova a fare i conti con il padre e la sua eredità, trovando la sua via nel giornalismo. Il film non abbandonerà mai il suo punto di vista e non flirterà mai, malgrado il soggetto, col crime. A contare è la relazione padre – figlia. Di fatto gli occhi di papà sono tutti per Dylan, che ha ereditato la bellezza della madre (Robin Wright) ma non le sfumature. Sotto una brutta parrucca sintetica, l’attrice tiene a fatica le fila di un film fragile che evoca la maniera di Terrence Malick, giocando costantemente con la voce off e il montaggio.

Sean Penn tiene per sé il ruolo di protagonista donando al film un surplus d’intensità drammatica. Davanti e dietro la macchina da presa è una questione di famiglia, sullo schermo è una “storia vera” vista e rivista da cui Sean Penn adatta un film visto e rivisto, mescolando il mito dell’America eterna, il suo personaggio è nato il ‘giorno della bandiera’, e la fascinazione per i suoi grandi paesaggi rurali, le strade, gli orizzonti e i crepuscoli incantati.

Perfettamente convenuto ed esemplare, con un tocco di patriottismo e folclore, Flag Day è una storia molto americana il cui solo interesse dimora nella dimensione biografica che infonde Sean Penn. È lui il padre formidabile quando c’è, è sempre lui il padre sovente assente. Un padre incapace di confidarsi e di essere onesto con chi ama. Una mise en abyme autocentrata che non diventa mai sinceramente intima nel tentativo di reintegrare una famiglia. Non basta un film a Sean Penn per fare quello che Clint Eastwood ha fatto con una sola replica a Alison Eastwood (Il corriere): fermare quella fuga che è stata la sua vita. Se l’antieroe eastwoodiano si fa carico delle proprie colpe, accettando la prigione (e il biasimo dei suoi cari) e uscendo di scena con la grazia dei saggi, Sean Penn sceglie per sé un finale spettacolare e narcisistico, ribaltandosi fuori strada e davanti agli occhi di una figlia al quadrato. Figlia che indossa a stento tutte le emozioni che attraversano il suo personaggio.

Sul bel sembiante di Dylan Penn scivolano vent’anni di incontri falliti tra un padre e una figlia come le ambizioni di un attore che si stima autore. Film di grandi primi piani, Flag Day è incapace di vedere il quadro intero e di trascendere l’ego, rimbalzando sulla superficie di un dramma sentimentale saturo di (bella) musica e di vanità. Se è proprio una traccia che John Vogel Penn vuole lasciare, suggeriamo cordialmente quella dell’umiltà.

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