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TED BUNDY

Fascino Criminale

Giovedì 16 maggio, ore 21.00

Versione in lingua originale con sottotitoli in italiano
Ingresso a tariffa intera € 5,00

 

 
Chi era Ted Bundy, il più noto e spietato serial killer della storia americana? Un uomo psicologicamente devastato, con una doppia personalità di amorevole marito e padre di famiglia e contemporaneamente di assassino e stupratore, o semplicemente un criminale che usava la maschera della rispettabilità per compiere indisturbato i suoi omicidi? L’uomo che l’ha condannato a morte, il giudice Edward Cowart, nella sentenza lo definì «estremamente debole, malvagio in maniera sconvolgente e abietto», frase che in originale (“Extremely Wicked, Shockingly Evil and Vile”) dà il titolo a questa biografia di Bundy – nato nel 1946 e morto sulla sedia elettrica nel 1989 – raccontata dal punto di vista della sua compagna Elizabeth Kloepfer.

«Questo film mi ha permesso di sovvertire il genere sui serial killer e di modificarlo un po’. Non è la tipica situazione con l’escalation degli omicidi e la polizia che mette insieme i pezzi, scena del crimine dopo scene del crimine. Il nostro film sta dalla parte della compagna di Bundy, che credeva nella sua innocenza perché per lei era un fidanzato meraviglioso, affascinante e sempre distinto».
Joe Berlinger
Ted Bundy – Fascino criminale, presentato al Sundance lo scorso gennaio, fa parte di un progetto che comprende anche il documentario in quattro episodi Conversazioni con un killer: Il caso Bundy, anch’esso realizzato da Berlinger (regista specializzato in lavori d’inchiesta su omicidi e criminali psicopatici, tra i quali la trilogia Paradise Lost, 1996-2011) e uscito su Netflix negli stessi giorni del festival americano.

Lavorando sulle ore e ore di materiale audio registrato in carcere dallo stesso Bundy – che dichiarò la propria innocenza fino a pochi giorni dalla sentenza di morte e in seguito riuscì per ben tre volte a ritardare l’esecuzione della pena – Berlinger si è calato nella mente di un uomo ambiguo e spaventoso, per cercare di comprenderne le azioni e analizzarne il fascino sinistro che esercitò sulla persone a lui vicine e sulla società dell’epoca (tanto da ispirare in parte la figura del serial killer in Il silenzio degli innocenti).

Per sua stessa ammissione, nel film di finzione Berlinger ha scelto di non mostrare le atrocità e gli omicidi di Bundy (37 e tutti commessi ai danni di giovani donne dai capelli scuri, spesso seguiti da decapitazioni, sevizie e violenza sessuale sui cadaveri), per concentrarsi invece sul punto di vista di chi gli viveva accanto e lo amava. Alla base del film, sceneggiato da Michael Werwie, c’è infatti il memoir di Elizabeth Kloepfer – firmato con lo pseudonimo Liz Kendall – “The Phantom Prince: My Life with Ted Bundy”, che attraverso il racconto di un amore tradito trasmette il sentimento di incredulità e shock, comune a ogni osservatore esterno della vicenda, nello scorgere in un uomo bianco e di bell’aspetto uno spietato criminale.

Per interpretare l’insospettabile Bundy, che dal 1975, anno del suo primo arresto, sfuggì diverse volte alla giustizia e per poi venire definitivamente catturato nel ’78, è stato scelto Zach Efron, perfetto nel suo look da eterno ragazzo dagli occhi azzurri, mentre per la parte della sua incredula fidanzata è stata scelta l’angelica Lily Collins. John Malkovich interpreta infine il giudice Cowart, che durante la lettura della sentenza di morte, al termine di un processo che all’epoca suscitò molto clamore in tutto il mondo, invitò Bundy a prendersi cura di sé stesso, quasi incredulo di avere di fronte un uomo che era stato chiamato da uno dei suoi difensori, «la precisa definizione del male».

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