DON'T WORRY DARLING

Versione in lingua inglese con sottotitoli in italiano

In sala solo il 29 SETTEMBRE 2022

Florence Pugh è una casalinga disperata degli anni ’50 che vive insieme al marito in una comunità utopica. Ma l’apparente felicità di tutti nasconde un sistema di valori poco edificante.

Nell’America degli anni Cinquanta, Alice e Jack sono sposati e raggianti. Con altre coppie felici hanno ‘coltivato’ il deserto californiano e integrato la comunità sperimentale di Victory, cittadina industriale e ridente che alloggia il personale impiegato in un progetto top-secret. Ma quel luogo così perfetto muta presto in incubo per Alice, che ha rotto l’armonia trasgredendo le regole e spingendosi oltre il confine concesso alle mogli. Dietro il paradiso pop e pastello c’è un inferno che Alice cercherà di smascherare.

La sola maniera di eludere il conforto delle convenzioni, quel sentimento di familiarità che si impone non appena ci confrontiamo coi meccanismi del cinema di genere, è moltiplicare i livelli del racconto, sfumare i confini tra reale e immaginazione, mescolare diversi registri di immagini. Ed è quello che riesce tanto bene a Olivia Wilde, alla sua seconda prova.

Booksmart (per tacere il brutto titolo italiano) aveva del resto rivelato la sua capacità di interrogare il teen movie fino a stravolgere i suoi codici. Don’t Worry, Darling segue la via combinando le peripezie tipiche della commedia romantica americana con un bagno di immagini, note e sensazioni più profonde e ampie rispetto a quelle imposte dalla retorica del genere. Dei generi, perché il sorriso sfuma presto in ghigno e traghetta il film nella sci-fiction, da qualche parte tra Matrix e The Truman Show. E a ribellarsi questa volta al ‘reality show’ è Florence Pugh, la terza figlia del Dottor March (Piccole donne), radiosa combinazione di leggerezza e di tragico.

Don’t Worry, Darling debutta nella gioia e nei colori di una company town che si rivelerà una trappola. Una cittadina risvegliata ogni mattina da una luce da cartolina, una luce morbida che ‘fa male’ perché la morale del film è agghiacciante. I raggi del sole californiano infondono tuttavia una speranza, aprendo gli occhi ‘spalancati chiusi’ della sua eroina, consorte dedicata al benessere del marito.

La violenza, da par suo, non si fa attendere, irrompendo all’improvviso durante un party aziendale e annunciando i turbamenti della protagonista. Ma quella violenza non è la negazione del suo universo perfetto, ne fa integralmente parte.

Come nelle corse notturne in auto di Alice e Jack, Olivia Wilde conduce lo spettatore fuori strada, spingendo sull’acceleratore e verso una bolla artificiale che riproduce il mondo reale, la sua versione migliore. Impossibile pensarlo ostile e sotto alta sorveglianza. Nondimeno, progressivamente, il dubbio insinua Alice, prigioniera nel ‘paese delle meraviglie’. Attraverso lo specchio e sotto le tonalità pastello cova la paura e un esercito di uomini che ‘programma’ il manuale della (propria) felicità e della (propria) sposa ideale. Più monta l’angoscia della protagonista e più il registro del film si allontana impercettibilmente dalla semplice gestione di sentimenti au foyer.

L’universo messo in scena da Olivia Wilde, prima estroverso ed esuberante, diventa puramente mentale, la rappresentazione metaforica dell’odissea di Alice. Don’t Worry, Darling fornisce gradualmente risposte alla ricerca dell’eroina, la ricerca del senso di quello che accade dietro l’utopia degli anni Cinquanta e una comunità idealizzata dove i ruoli sono divisi per genere.

Ancora una volta, l’attrice-autrice gratta lo smalto brillante della superficie per arrivare al cuore della psiche ferita della sua protagonista, chiamata fuori dal décor, come Truman, e dalla dominazione maschile, che ha sostituito il mondo reale con un’allucinazione. Don’t Worry, Darling soffre qualche incongruenza ma approfitta con finezza della sua protagonista per ribadire la libertà della donna di disporre del proprio corpo e del proprio destino.

Se la promozione del film è incentrata su Harry Styles, superstar della musica pop che debutta nel suo primo ruolo importante, Don’t Worry, Darling è soprattutto l’affaire di Florence Pugh, che come nessuna (Midsommar – Il villaggio dei dannati) dilaga nei territori interdetti volgendo l’orrore (in pieno giorno) in epifania.

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