Seconda Visione

DOLOR Y GLORIA

Da venerdì 19 luglio

Ingresso a tariffa intera € 6,00

 


 

Atteso al prossimo Festival di Cannes dopo aver convinto a fine marzo il pubblico spagnolo, Dolor y Gloria è il nuovo film di Pedro Almodóvar. Tornato al cinema a tre anni da Julieta, il regista spagnolo ha riunito sul set per l’occasione tre delle sue muse: Penelope Cruz, Antonio Banderas e la provincia di Valencia.Il primo incontro tra Almodovar e Banderas risale ai primi anni Ottanta, epoca in cui l’attore frequentava con assiduità i corsi di teatro Centro Dramático Nacional di Madrid.Ero in un bar del teatro, a prendere un caffè con alcuni colleghi, quando a un certo punto entra un tipo strano, con una magliettina attillata. Mi guarda e mi dice che ho una faccia da eroe romantico, e che dovrei fare cinema.
Antonio Banderas
Poco tempo dopo, nel 1982, quel “tipo” ingaggia Banderas per il suo primo film, Labirinto di passioni, offrendogli il ruolo di un terrorista omosessuale che rapisce una principessa. “Quello è Almodovar, ha fatto un film qualche tempo fa e non ne farà più”, lo avevano avvertito i suoi colleghi prima che firmasse il contratto.

E invece quel film, per quanto bizzarro, fu il lancio della carriera di Banderas, presto seguito da altre collaborazioni con l’eccentrico Pedro: Matador (1986), La legge del desiderio (1987: primo bacio gay della storia del cinema spagnolo), Donne sull’orlo di una crisi di nervi (1988) e Legami! (1990). Dopo una pausa di quasi vent’anni, dovuta alla carriera hollywoodiana di Banderas, “bloccato” negli Stati Uniti dopo il matrimonio con Melanie Griffith – i due amici e colleghi sono tornati insieme nel 2011 con La Pelle che abito, e di nuovo nel 2013 con Gli Amanti passeggeri.

Per Dolor y Gloria, tra i film più autobiografici del regista, Almodovar ha scelto ancora una volta di rispecchiarsi nel “suo” Antonio: “Nessuno avrebbe potuto interpretare quel ruolo come lui – ha detto – Molte delle cose che racconto Antonio le ha vissute al mio fianco”.

Di 25 anni più giovane di Pedro, Penelope Cruz era ancora una ragazzina quando, dopo averne sentito parlare nel salone da parrucchiera della madre, si decise ad andare a Madrid per vedere il nuovo film del famoso Almodovar, Legami!. “Quel giorno cambiò la mia vita – ricorda oggi l’attrice – perché mi fece capire cosa volevo fare di me”. E cioè recitare: e così, dopo aver battuto 300 ragazze in un talent per attori principianti, appena due anni dopo la diciassettenne Cruz ottenne il ruolo da protagonista in Prosciutto, Prosciutto di Bigas Luna (accanto a lei Javier Bardem, che molti anni dopo sarebbe diventato il suo compagno).

“Penelope veniva ai miei provini, ma era sempre troppo giovane per i ruoli che avevo in mente”, dice di lei Almodovar, che racconta di essere rimasto subito colpito dalla sua “carica passionale” unita a “una voce da eterna adolescente”. La prima occasione arrivò nel 1997, con Carne Tremula, ma il colpo di fulmine tra i due scoccò due anni dopo, con Tutto su mia madre. Fu però a quel punto che la carriera di Cruz prese una direzione diversa, se non opposta, a quella auspicata dal suo mentore: Hollywood. Inghiottita dall’ingranaggio dell’industria, spesso al centro delle cronache rosa per la sua relazione con Tom Cruise, Cruz uscì per anni dal radar di Almodovar, almeno fino al 2006: “Volver cambiò tutto – dice del film con cui Almodovar la riportò in Spagna – Da quel momento cominciarono ad arrivarmi proposte diverse, ruoli lontani da quelli della fidanzata o della bella faccia. Mi sentii per la prima volta libera”.

Con Almodovar Cruz ha recitato in altri due film prima di Dolor y Gloria: Gli abbracci spezzati, nel 2009, e Gli amanti passeggeri nel 2013. “Quando arriverò alla fine della mia vita – ha detto – considererò Pedro una delle persone che ho amato più profondamente”.

Uscito con enorme successo in Spagna, dove si è attestato come miglior incasso dell’anno, Dolor y Gloria è anche il frutto di un’altra storia d’amore: quella del regista per la provincia di Valencia. Già protagonista nel 2004 de La mala educación (tra le location valenzane del film spiccano la piazza di San Luis Bertrán e il cinema anni Trenta Tyris, il quartiere di Benimaclet e il famoso locale El Trencadís), la zona intorno a Valencia, e in particolare il paese di Paterna, hanno fatto da sfondo anche alla nuova pellicola del regista spagnolo – talmente apprezzata da aver generato, secondo quanto riportato dai quotidiani locali, una considerevole spinta al turismo della cittadina. Tra le aree utilizzate nel film la calle Pérez Galdós, la zona delle Cuevas del Batán e la torre araba simbolo di Paterna, dichiarata nel 1971 monumento storico e artistico di interesse nazionale.

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