ATLANTIDE

In sala solo il 29-30 NOVEMBRE e 1 DICEMBRE 2021

Per la sola proiezione di lunedì 29 sarà presente in sala il regista YURI ANCARANI

Una storia di iniziazione maschile, violenta e destinata al fallimento, che esplode trascinando la città fantasma in un naufragio psichedelico.

La laguna rappresenta un rifugio per molti giovani veneziani. Tra di essi, Daniele, giovane ventiquattrenne che si distingue dai suoi coetanei per un carattere più schivo e una vita più solitaria. Tutti loro, però, condividono la passione e il culto del barchino. Avere l’imbarcazione più veloce è sinonimo di potere e anche il protagonista, dopotutto, vorrebbe battere il record di velocità. Decide quindi di rubare un’elica, azione che lo porterà a vivere tragici eventi. Intanto, lo seguiamo nelle sue relazioni amorose e nei confronti con gli altri ragazzi della città.

Yuri Ancarani è un regista e video artist che rifiuta qualsiasi forma di conformismo e Atlantide ne è una prova lampante.

Dall’estetica alla rappresentazione di Venezia, ogni elemento vuole avere una nota d’originalità. Si discosta dall’idea tradizionale di cinema e propone una nuova maniera di sperimentare con l’arte, molto provocatoria.

Le riprese del film sono durate circa tre anni e la storia è stata concepita senza sceneggiatura. A disegnare il film è stato quindi il montaggio. Questa scelta si risente spesso e, talvolta, la narrazione sembra sfilacciata e confusa. Manca qualche elemento connettivo ma il fil rouge del film non sta nella storia, bensì nell’aspetto visuale. A valorizzare il film e a renderlo unico è l’abile lavoro alla fotografia e alla post produzione. Luci al neon e movimenti di camera singolari trasformano il film in una intrigante e contemporanea esperienza visuale. L’acqua di Venezia si sposa a meraviglia con questi giochi di luci, colori e riflessi. La città si trasforma in un oggetto malleabile che offre infinite possibilità artistiche.

Oltre alla capacità di regalare immagini originali e suggestive, Venezia svela le sue parti più nascoste. Yuri Ancarani si interessa alle piccole isole circostanti, come Sant’Erasmo e San Francesco del Deserto. Non è la Venezia da cartolina a cui siamo abituati, ma è anch’essa la vera Venezia. La prima mezz’ora del film si prende tutto il tempo necessario per immergere lo spettatore in un luogo così poco esplorato al cinema.

Curiosamente, in alcune scene il paesaggio viene inserito nel mondo del lavoro e in altre, è totalmente denaturalizzato. Nel primo caso, il regista mostra il lavoro a contatto con la natura nei campi, l’importanza di raccogliere le bottiglie di plastica gettate in mare e la necessità di fare manutenzione nelle aree artificiali della città. Nel secondo caso, invece, la città sembra ospitare un viaggio psichedelico.

I giovani, infatti, vivono la loro vita fatta di gare di velocità con i barchini, feste illegali e uso di droghe come valvole di sfogo. Rincorrono la velocità ma sono tutti un po’ persi in loro stessi e nell’ambiente circostante. È un triste ritratto di una giovinezza attuale e Daniele Barison (Daniele anche nel film) incarna il ruolo con realismo, inserendosi perfettamente nel contesto cupo voluto dall’autore.

Un altro fiore all’occhiello di questo film, è la colonna sonora costituita prevalentemente da musica elettronica. Tra gli autori ritroviamo Sike Luke, Francesco Fantini, Lorenzo Senni e qualche pezzo della Dark Polo Gang: senza dubbio un repertorio giovanile e contemporaneo. I pezzi dal ritmo martellante esteriorizzano il fuoco interiore di Daniele e richiamano il mondo dei video clip musicali.

L’energia del film risiede dunque nella sua forma e nella sua originalità; Atlantide è, così, un’opera sperimentale riuscita che si avvicina più alla sfera artistica che cinematografica.

Video & Foto

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Programmazione

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