ALINE (O.V.)

Versione in lingua francese con sottotitoli in italiano

In sala solo il 31 GENNAIO 2022

La storia di Aline e del suo talento canoro.

Da qualche parte in Québec alla fine degli anni Sessanta nasce Aline, quattordicesima figlia dei Dieu. Coniugi generosi e prolifici, Sylvette e Anglomard amano la musica che in casa regna sovrana come la voce d’oro di Aline. Ancora immatura ma già prodigiosa, incanta amici e parenti ai matrimoni e a qualsiasi altra cerimonia offra l’occasione di esibirla. Ma un giorno, uno dei tanti fratelli di Aline decide di fare sul serio spedendo una musicassetta al produttore musicale Guy-Claude Kamar. Esaltato e galvanizzato dalla sua voce, ne farà la cantante più grande del mondo.

C’è una sequenza nel film di Valérie Lemercier che riassume alla perfezione il suo concetto e il suo paradosso. Nell’ufficio di Guy-Claude Kamar, l’impresario musicale si rivolge alla futura star del pop chiamandola Céline, “Aline!”, lo corregge prontamente la madre della giovane promessa. Il lapsus gioca con lo spettatore, invertendo nomi e identità.

L’ascesa folgorante e gli strass, la voce e la silhouette, tutto lascia pensare a un biopic su Céline Dion ma Aline ci ricorda che quello a cui stiamo assistendo è una rappresentazione, una biografia alternativa e immaginaria della diva québécoise. Poi il film rilancia qualche scena dopo con un altro segno di intesa: sulla cover di un disco la canzone “La voix du Bon Dieu” (traccia faro dell’album d’esordio della cantante canadese) è diventata “La voix du Bon Dion”. Un modo esplicito per dire che un biopic è sempre la riscrittura di una storia e di una vita.

Valérie Lemercier utilizza abilmente e con molta fantasia i principali codici del genere: la somiglianza con la star, l’appropriazione del gesto scenico, il racconto cronologico (dall’infanzia alla gloria), la selezione del repertorio, i momenti memorabili della carriera (la vittoria all’Eurovision Song Contest e l’Oscar per “My Heart Will Go On”). Difficile distinguere il vero dal falso ma poco importa perché Aline è un grande film popolare che interroga un mito pop dispiegando una riflessione metafisica sul cinema e sull’eternità. Valérie Lemercier vola alta e sposta più avanti il genere, cortocircuitando la realtà e portando il ‘numero da fantasista’ a un punto di incandescenza.

Il film, ispirato a Céline Dion, genera un personaggio fittizio, fin dalla voce che è quella limpida e potente di Victoria Sio, per cogliere meglio la traiettoria del suo modello e della sua energia motrice. Aline ha di fatto una spinta che lo muove, è attraversato da una vitalità, da una passione per il suo soggetto, per i suoi personaggi e per i suoi attori, tutti quebecchesi (Danielle Fichaud, Sylvain Marcel, Roc Lafortune, Antoine Vézina e Pascale Desrochers) e formidabili. Al centro c’è il corpo flessibile e polivalente di Valérie Lemercier in risonanza profonda con la sincerità di Céline Dion, tanto nell’esercizio della sua arte quanto nella relazione coi media. Come se l’attrice-autrice avesse stretto un patto segreto con la star, un’intesa subliminale che le permette di esprimere emozioni intime dentro la dismisura dello show business.

E proprio lì, tra intimità e spettacolarizzazione, tra piccolo e grande, tra vita ordinaria e bigger than life, dimora il successo di questo film eccentrico che provoca fascinazione e vertigine. L’idea geniale (e decisamente singolare) è che l’attrice incarna Aline a tutte le età, imita l’originale ma è sempre identificabile. Grazie agli effetti speciali, mescola le frontiere tra artificio e corpo reale. Il volto di Valérie Lemercier, ringiovanito digitalmente, è innestato sul fisico di una bambina e poi di un’adolescente con risultati ‘mostruosi’ ma nel senso etimologico, ovvero che mostrano e attirano l’attenzione con un risultato superiore alla comune misura.

Prodigio all’opera, Aline provoca lo sguardo dello spettatore, invitandolo a superare lo choc iniziale e a imbarcarsi in un viaggio pop, una traversata epica come il Titanic. Ma Aline arriva in porto navigando euforico sulle acque insidiose del film biografico, della success story, del romance e della favola. La performance di Valérie Lemercier non ha niente a che vedere con gli abituali e svilenti travestimenti (e travisamenti) dei recenti biopic (Bohemian Rhapsody su tutti). L’attrice non ricalca, incalza ed è incalzata dal suo personaggio, flirtando col ridicolo ma restandone sempre al di qua, eludendo qualsiasi cliché a colpi di sincerità disarmante. Le hit familiari irrigano il film, mettono in luce i personaggi e illuminano il palcoscenico di Las Vegas come il talamo privato. Privato reinventato con garbo e tocco risolutamente vintage. In fusione d’amore col suo idolo, Valérie Lemercier firma una dichiarazione di ammirazione definitiva. “You’re here in my heart and my heart will go on…”.

Video & Foto

1video 4foto

Programmazione

Buy Ticket
  • 21.00