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DON'T WORRY DARLING (O.V.)

Versione in lingua inglese con sottotitoli in italiano

In sala solo il 29 SETTEMBRE 2022

Ingresso a tariffa intera € 7,00

Florence Pugh è una casalinga disperata degli anni ’50 che vive insieme al marito in una comunità utopica. Ma l’apparente felicità di tutti nasconde un sistema di valori poco edificante.

Nell’America degli anni Cinquanta, Alice e Jack sono sposati e raggianti. Con altre coppie felici hanno ‘coltivato’ il deserto californiano e integrato la comunità sperimentale di Victory, cittadina industriale e ridente che alloggia il personale impiegato in un progetto top-secret. Ma quel luogo così perfetto muta presto in incubo per Alice, che ha rotto l’armonia trasgredendo le regole e spingendosi oltre il confine concesso alle mogli. Dietro il paradiso pop e pastello c’è un inferno che Alice cercherà di smascherare.

La sola maniera di eludere il conforto delle convenzioni, quel sentimento di familiarità che si impone non appena ci confrontiamo coi meccanismi del cinema di genere, è moltiplicare i livelli del racconto, sfumare i confini tra reale e immaginazione, mescolare diversi registri di immagini. Ed è quello che riesce tanto bene a Olivia Wilde, alla sua seconda prova.

Booksmart (per tacere il brutto titolo italiano) aveva del resto rivelato la sua capacità di interrogare il teen movie fino a stravolgere i suoi codici. Don’t Worry, Darling segue la via combinando le peripezie tipiche della commedia romantica americana con un bagno di immagini, note e sensazioni più profonde e ampie rispetto a quelle imposte dalla retorica del genere. Dei generi, perché il sorriso sfuma presto in ghigno e traghetta il film nella sci-fiction, da qualche parte tra Matrix e The Truman Show. E a ribellarsi questa volta al ‘reality show’ è Florence Pugh, la terza figlia del Dottor March (Piccole donne), radiosa combinazione di leggerezza e di tragico.

MOONAGE DAYDREAM

In sala solo il 26-27-28 SETTEMBRE 2022

Ingresso a tariffa intera € 12,00

Un’odissea cinematografica attraverso l’arte di David Bowie.

Vita, canzoni, esibizioni, travestimenti, interviste, video, film, visioni di una delle più grandi rockstar di sempre, David Bowie, artista prolifico dai mille volti, figura chiave della cultura glam nei primi anni ’70, sperimentatore con Brian Eno alla fine del decennio, icona del pop e del cinema negli anni ’80, sempre al centro della scena, sempre magnetico, sempre unico. Montando quattro decadi di materiale d’archivio, il film crea un flusso visivo e sonoro che rende conto della complessità di un genio della musica e di un simbolo della cultura di massa.

Chi era Bowie il documentario di Brett Morgen lo dice attraverso il suo ritmo vorticoso e il suo montaggio ricchissimo: un artista eccessivo, un musicista dalle infinite risorse, un esibizionista sorprendente, un’icona impossibile da definire, al massimo dello splendore in ogni sua manifestazione.

“Bowie non può essere descritto”, ha detto Morgan a proposito del suo documentario. “Bowie può solo essere vissuto, ed è per questo che abbiamo costruito Moonage Daydream in modo tale da trasformarlo in un’esperienza da vivere”. Niente di più vero di fronte a un film che per due ore e venti minuti trascina nel mondo di un artista travolgente sul palco, sullo schermo, in uno studio televisivo e ovunque scorgesse uno spazio in cui esibirsi, trasvestirsi, raccontarsi.

Chi era Bowie?, si sente dire all’inizio del film. Un genio, un alieno? Ciò che segue ovviamente non dà risposte, o meglio ne dà tantissime, una per ogni travestimento della star, una per ogni fase della sua carriera musicale, dai primi anni ’70 fino alla fine, ai mesi prima della morte avvenuta nel 2016.


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