RNFF Première: MARY SHELLEY - CinemaCity Ravenna

RNFF Première: MARY SHELLEY

Ravenna Nightmare Film Fest Première: MARY SHELLEY

Titolo italiano: Mary Shelley – Un amore immortale
Nazione: U.S.A.
Anno: 2017
Genere: Drammatico
Durata: 120′
Regia: Haifaa Al-Mansour

Cast: Elle Fanning, Maisie Williams, Douglas Booth, Stephen Dillane, Tom Sturridge, Joanne Froggatt, Bel Powley, Ben Hardy, Hugh O’Conor, Ciara Charteris
Produzione: BFI Film Fund, Gidden Media, HanWay Films
Distribuzione: Notorious Pictures
Data di uscita: 29 Agosto 2018

 

Mercoledì 29 agosto 2018, ore 21.00. Ingresso a tariffa ridotta € 5,00.
(Conserva il biglietto per ottenere gratuità al Ravenna Nightmare Film Fest in programma dal 26 ottobre al 4 novembre 2018).

 

Mary, figlia di un’antesignana del femminismo e di un filosofo, cresce in bellezza e cultura. Appassionata di letteratura gotica e di fantasmi, si rifugia spesso in un cimitero e sogna di scrivere un giorno il suo romanzo. Durante un soggiorno in campagna incontra Percy Shelley, poeta inquieto che la seduce e innamora perdutamente. Sposato con prole, Percy nasconde a Mary la verità. Svelata l’omissione, Mary deve scegliere se vivere o negarsi quell’amore. Il desiderio ha il sopravvento e i due amanti fuggono insieme, trascinandosi dietro la sorella minore di Mary. Tra i tre nasce un singolare ménage che conosce alti e bassi, miseria e nobiltà. Quella predicata ma mai applicata da Lord Byron, celebre e vanesio drammaturgo che li sfida sulla pagina e nella vita. Mary accetta e scrive “Frankenstein”, vincendo con la sfida l’eternità.

Non sorprende che la regista saudita Haifaa Al-Mansour abbia realizzato un film su Mary Shelley.

Figlia del filosofo determinista William Godwin e moglie del poeta romantico Percy Shelley, Mary riuscì con un romanzo (il romanzo) a emanciparsi dalle (due) figure tutelari maschili, producendo negli anni opere femministe e progressiste. Dopo aver denunciato il fondamentalismo e la poligamia in Arabia Saudita e aver girato il primo film saudita della storia (La bicicletta verde), Haifaa Al-Mansour prosegue con Mary Shelley la sua ricerca personale sull’esclusione.
Sensibile e in prima linea per la causa femminile, il suo sguardo questa volta si rivolge al passato, in direzione del Vecchio Continente dove pesca una giovane donna e il suo entusiasmo rivoluzionario. Ostinata come e più della protagonista di La bicicletta verde, una ragazzina decisa a guadagnarsi una bicicletta in un paese che impedisce alle donne di condurle, Mary fa altrettanto in un’epoca claustrofobica per il suo genere. In quel mondo oscuro e opprimente Mary trova la sua voce intima e la mette su carta, firmando l’ultimo romanzo gotico e il primo romanzo di science-fiction.
Mary Shelley, sulfureo come i suoi poeti, racconta la vita di una donna emancipata e l’origine di uno straordinario mito letterario. Mito orrorifico e figlio ‘mostruoso’ di una relazione vulcanica e di un gioco di società. Sopraffatti dalla sublimità dei paesaggi alpini e privati da un temporale ingrato del lor solo piacere, il canottaggio lacustre, l’immaginazione è l’unica risorsa per un gruppo di giovani artisti ‘in collera’.

“Ognuno di noi scriverà una storia di fantasmi”, propone Lord Byron nella sua villa svizzera a Mary, Percy e John Polidori, scrittore e medico britannico. Se Byron non produce che un embrione di un racconto vampiresco, Shelley, genio poetico ma mediocre narratore, dichiara forfait, Polidori, il migliore tra gli uomini, scrive “Il Vampiro”, aprendo la strada a “Dracula” e affini, è Mary a rendere immortale questo ‘gothic party’, concependo una creatura colossale e instabile, ombra di una scienza arrogante che supponeva di poter dominare la natura. Informata sugli esperimenti di Galvani sulla rianimazione elettrica dei cadaveri e sulle teorie di Erasmus Darwin sull’attivazione della materia inerme, Mary immagina un moderno Prometeo e il mostruoso prodotto del suo genio scientifico.
Sotto il segno di una sutura aberrante, come quella del romanzo, il dramma di Haifaa Al-Mansour è un mélange di fragilità e combattività, di innocenza perseguitata e di furore di vendetta che affonda nella relazione tra Mary e Shelley, nelle sue ossessioni psicologiche, negli intollerabili lutti. Figlia di due figure chiave dell’Illuminismo inglese, di cui condivide le idee rivoluzionarie, Mary Shelley è al cuore di un film teso a celebrare la sua figura e a ribadire il discorso (mai così attuale) della relazione uomo-donna. A incarnarla sullo schermo è la luminosa Elle Fanning, a cui fa corona un cast maschile dall’elasticità fisionomica (e interpretativa) ridotta. È lei il centro di una storia di cui non tarderà a diventare l’oggetto di tutti i desideri. Quello che colpisce di Elle Fanning è l’evidenza del suo ‘gioco’, l’immediatezza della sua presenza. Lei appartiene a quella categoria di attori che non hanno bisogno di fare quasi nulla per attirare lo sguardo ed è precisamente quello che ha messo in scena Nicolas Winding Refn con The Neon Demon.
Precipitata in un dramma in costume e lacrime, Elle Fanning fugge il respiro irrisolto del film come i capelli biondi la sua silhouette di bambola. In una condizione di passività storica, trova una linea di fuga e va più lontano del film che la contiene e di una società inventata dagli uomini per gli uomini. La sua Mary Shelley frantuma i corsetti dell’immaginario, scoprendo in sé un abisso di oscurità a cui attingere per disegnare la sua creatura. Più a suo agio a oriente del cinema, Haifaa Al-Mansour ha tuttavia il merito di aver scelto un’interprete capace di un’articolazione moderna di Mary Shelley, incoraggiando ancora una volta il diritto alla differenza e all’ottimismo. Ottimismo riservato per il momento agli spettatori e interdetto alle donne (saudite) che non hanno altra prospettiva che (soprav)vivere in un regno che produce dieci milioni di barili di petrolio al giorno e un film per secolo.