DAL 14 AL 24 GIUGNO 2018: MARY E IL FIORE DELLA STREGA

Mary E Il Fiore Della Strega

Titolo originale: Meari to majo no hana
Nazione: Giappone
Anno: 2017
Genere: Animazione, Avventura, Famiglia
Durata: 102′
Regia: Hiromasa Yonebayashi

Cast (voci originali): Hana Sugisaki, Ryûnosuke Kamiki, Yûki Amami, Fumiyo Kohinata, Hikari Mitsushima, Jirô Satô, Ken’ichi Endô
Distribuzione: Lucky Red

Da giovedì 14 a domenica 24 giugno.
Ingresso a tariffa intera € 8,00.

 

Mary ha undici anni, capelli rossi e tanta voglia di avventura. Ospite estiva nella casa di campagna della vecchia zia, si annoia e combina guai suo malgrado. In un giorno più pigro degli altri, un gatto misterioso la conduce nel cuore della foresta dove trova e coglie un fiore magico che le dona il potere di volare a cavallo di una scopa. Al di là delle nuvole scopre piena di stupore il palazzo di Endor, una scuola di magia dove viene accolta come un’eroina. Apprezzata per il colore fiammante della chioma e per capacità che ignorava di avere, scopre a sue spese che tra le mura del prestigioso edificio cova un terribile segreto.

La storia di Mary e il fiore della strega debutta con una caduta per raccontare meglio di un volo.

Per raccontarci l’esordio alla vita di una ragazzina, la difficoltà di conquistare la propria indipendenza e l’indispensabile sforzo di integrazione in un universo sconosciuto. Tutto è riferito con sensibilità e tenerezza, mescolando in un calderone stregato quotidiano e meraviglioso. Dopo un prologo burrascoso, la fuga rocambolesca di una strega dalle mura di Endor, il racconto ritorna su un territorio più battuto, da qualche parte tra l’eredità dello Studio Ghibli e l’universo celebre dell’accademia di magia. Adattamento del romanzo fantastico di Mary Stewart (“The Little Broomstick”), Mary e il fiore della strega è il primo film dello studio di animazione Ponoc.

Hiromasa Yonebayashi, discepolo ambizioso e dotato di Hayao Miyazaki, prova a emanciparsi dal Giappone e dal suo folklore, avvicinando gioiosamente l’immaginario occidentale di Lewis Carroll e di J. K. Rowling. La scuola di magia di Endor contiene di fatto creature e chimere fantastiche lontane dall’animismo e il bestiario popolare di Miyazaki (La città incantata). Senza rinnegare lo spirito Ghibli, Yonebayashi elude la maniera arcaica che faceva la bellezza del cinema di Miyazaki: quel carattere nipponico espresso attraverso la prossimità del quotidiano, l’effluvio di nostalgia, il senso dei luoghi e del tempo che passa e la costante ricerca di purezza attraverso l’infanzia e la natura.

Favola iniziatica sulla relazione infanzia e sogno, Mary e il fiore della strega si presenta tuttavia sotto il doppio segno del rinnovamento e della continuità. Vicino per prossimità tematica alle prime opere Ghibli, soprattutto a quella abitata da una piccola strega di nome Kiki, che scopre il mondo facendo consegne a domicilio su una scopa (Kiki – Consegne a domicilio), il nuovo film di Yonebayashi privilegia il disegno a mano ed è (anche) per questo visivamente sontuoso. La tecnica conferisce al film la sua bellezza organica e carica ogni movimento o alito di vento di una forza ipnotica. La complessità della sceneggiatura, fondata sulla lotta tra il bene e il male e il confronto tra passato e presente, si affida a un crescendo spettacolare che distilla incanto e humour.

Pieno di foga e fluttuazione, percorso dal soffio dell’avventura e di un’innocenza contagiosa, Mary e il fiore della strega è a immagine della sua eroina dal nome inglese come Arrietty (Arrietty – Il mondo segreto sotto il pavimento) e Marnie (Quando c’era Marnie) prima di lei. Hiromasa Yonebayashi conferma la sua attrazione fatale per il mondo anglosassone a cui i suoi personaggi e i suoi décor fanno per la terza volta riferimento. Più prudente e meno audace dei lavori precedenti, forse per correggere lo scacco della sua Marnie, capolavoro emotivo e convalescente dalla narrazione dotta e audace, per il suo primo film indipendente (dallo Studio Ghibli) l’autore non cerca di impressionare. Con Mary e il fiore della strega approfondisce piuttosto le zone limpide del suo universo producendo un nuovo incantesimo plastico e geografico, come la casetta isolata tra le nuvole, bolla meravigliosa ubicata nello spazio-tempo.

Se in alcuni momenti il suo anime sembra seguire i passi di Harry Potter, si rivela presto il suo contrario. La scuola di Mary è ben più insidiosa coi suoi sapienti folli al posto di dotti professori con le barbe bianche. A differenza di Harry, Mary è tutt’altro che diligente e studiosa. Piena di buone intenzioni, avanza a colpi di disarmante ingenuità, curiosità e trasgressione. L’avventura di Mary comincia e finisce marinando la scuola, trasgredendo le regole, doppiando le gerarchie, passando bruscamente dalle nuvole alle ombre boschive, dove da sempre streghe e stregoni si riforniscono di erbe velenose o guaritrici.